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martedì 19 maggio 2015

E' un buon giorno per leggere e spammare

In vista di una prossima primavera di conferme editoriali cui tengo (spero!), e al celere ubbidir all'editore, ripropongo il catalogo dei miei titoli e di quelli di colleghi e studenti, che meritano senz'altro il vostro 1.99 €

Innanzi tutto i titoli per Edizioni Imperium: che quest'anno ha compiuto l'importantissimo, coraggioso passaggio, da gruppo di autori a vera e propria realtà editoriale:


XXVII secolo: l'astronave mineraria Curiex, in viaggio di esplorazione ai confini della galassia, si imbatte in un corpo celeste di origine artificiale e bizzarre caratteristiche: l'oggetto si rivela un tesoro commerciale e la più grande reliquia della storia dell'umanità. L'equipaggio è indeciso se approfittarne o inseguirne il mistero nelle tenebre del cosmo: il viaggio metterà alla prova le risorse della Curiex e, raggiunta la meta, la lealtà degli ufficiali della nave al loro comandante Cristoforo Piccolomini. In un luogo impossibile nel profondo della Via Lattea, soprattutto, gli uomini del 2600 riscopriranno il loro timore per il divino, o il terrore, probabilmente più grande, dell'assenza di dei nel buio dello spazio.



Qui a fianco vedete la copertina dell'edizione in inglese a cura di Chiara Campidelli, disponibile entro poche settimane su tutti i webstore.




Uno spettro a vapore si aggira per l'Europa. All'indomani dei Moti del 1848, e della Guerra di Indipendenza Italiana, il tenente Caravà, dell'Esercito Austro-Ungarico, è sulle tracce di un ordigno di distruzione di massa che minaccia l'anarchia in tutti i Regni del continente. Gli scontri all'arma bianca con automi mostruosi, le battaglie fra aeronavi, un sulfureo nemico, i pericoli che l'ufficiale dovrà affrontare nella sua caccia, sono nulla a confronto di una grande cospirazione a danno della pace e la concordia fra i popoli... e del potere terrificante della Macchina Insurrezionale!


Fantacronache di un futuro imminente dove è lecito l’assassinio dei genitori, si gestisce la cosa pubblica come un gioco di ruolo, la carne è materia prima dell’industria militare, l’uomo è incapace di guardare alle stelle e ammutolisce nell’oscurità di un degrado linguistico. Sei racconti di fantascienza sociologica premiati a concorsi di prestigio (Robot e Stella Doppia/Mondadori Urania) raccolti in un’antologia con commento dell’autore.





Un prontuario per aspiranti scrittori, soprattutto “di genere”, che tratta delle tecniche narrative in modo esaustivo, semplice e divertito; uno scambio di idee su strutture del racconto, dialoghi e personaggi e raccolta dei documenti. Un ilare confronto fra autore e lettore che procede per esempi pratici, citazioni e consigli; e che guarda alla narrativa che si confronta con il cinema, la scrittura televisiva e quella per il fumetto.




Scrivere Protagonisti, Comprimari e Antagonisti per un romanzo, un racconto o un progetto seriale. Dopo "Com'è facile scrivere difficile", un altro divertito, piacevole prontuario sulle tecniche e teorie narrative che riguardano il Personaggio: con efficaci consigli pratici per dare vita ai vostri Eroi sulle pagine e confronti e riferimenti alla scrittura per il fumetto, per il cinema e la TV.





I garage e gli ascensori sono infetti di sozzura, e inquietanti animaletti si nascondono nei sottoscala. Il signor Soro ha fatto una brutta fine, e ha lasciato sugli scaffali certi libri deliranti... 
In un torrido agosto di desolazione e paura, gli inermi inquilini di uno strano condominio soffocheranno nelle ceneri di un esperimento alchemico sbagliato. Contiene il racconto “Rincorrere i vermi”: L'odio di un apprendista per l'anziano maestro lo precipita in un vortice di delitto e follia. Tenebrosi poteri avvelenano la vita di una piccola città del XVII secolo, ectoplasmi ed entità demoniache si manifestano nelle botteghe degli occultisti. Ma forse è il delirio di una mente disturbata, cui il lettore è complice involontario e unico testimone...


Per una serie di circostanze grottesche non c'è mai stata una Notte di Natale; il Portogallo del XVI secolo sopporta il tallone degli Aztechi invasori. Gli Este di Ferrara e Re Luigi XIV si contendono il primato dello sbarco sulla Luna; nella Russia zarista di Alessandro Romanov, dove tutti bevono Zar-Kola, il bolscevismo non ha attecchito. Domani mezzo mondo sarà invaso dall'oceano: il teppismo abissale, e le nuove etnie di Los Angeles, saranno un bel problema per un'ex-poliziotta. Cinque storie distopiche di Alessandro Forlani, Premo Urania/Mondadori 2011, Premio Stella Doppia Urania/Mondadori 2013.


Fronte Alieno

Alla vigilia della "Guerra d'Inverno" fra Finlandia e Unione Sovietica (1939) l'inflessibile, fanatico commissario politico Anatoliy Volkov è incaricato del recupero di un velivolo misterioso precipitato in territorio nemico. Nel profondo di foreste di betulle, in sinistri laboratori, nell'inverno tenebroso dell'Artico, i soldati dell'Armata Rossa dovranno battersi contro i cecchini nemici; scopriranno un orrore preistorico che minaccia l'intera umanità. Un vivido, feroce, incalzante romanzo breve di Alessandro Forlani, autore Premio Urania / Mondadori 2011.




Una nuova, scanzonata, agile guida pratica per la scrittura degli altri-mondi di narrativa fantastica. Il prontuario vi insegnerà come rendere credibili, realistici, continenti immaginari o remote galassie; fin nei minimi dettagli della cabina di un'astronave, la stiva di un galeone e il rifugio di un super-villain! Con analisi ed esempi che spaziano dal romanzo, al fumetto, al cinema e le serie televisive; e "trucchi del mestiere" da esercitare nei vostri scritti.

Quindi i due titoli pubblicati per Delos Digital; nella collana Robotica.it a cura di Silvio Sosio.

Sonno Verde

La terraformazione di un pianeta: un'impresa titanica che trasformava un pianeta alieno in un paradiso abitabile dall'uomo, ricco di vegetazione e terreni fertili. Richiedeva vent'anni, tempo durante il quale gli aspiranti coloni vivevano sottoterra, in un ambiente artificiale, per controllare e seguire lo sviluppo del loro mondo futuro. Terminato il lavoro, era compito di Eleanor Cole, ufficiale antropologo, aiutarli a compiere il passaggio tanto atteso, a uscire alla luce del sole e iniziare una nuova vita. Ma sul pianeta Sisifo le cose erano andate diversamente. Il momento del passaggio era passato da anni e i coloni si rifiutavano di uscire dal loro mondo sotterraneo. Sarebbe toccato ancora una volta a lei, Eleanor Cole, risolvere la grana. Ma ciò che la attendeva su Sisifo era molto peggio di ciò che si aspettava.



La spettrofobia, che non ha nulla a che vedere coi fantasmi, è la paura degli specchi. Molti ne soffrono, magari in forma lieve, un leggero disagio. E se nello specchio apparisse qualcosa, sembra suggerire il nostro subconscio? E se il mio riflesso fosse diverso da me stesso? A volte la spettrofobia è il risultato di un trauma, o magari di un'esperienza paurosa legata agli specchi, come un film. O un racconto come "M'rara" di Alessandro Forlani, che ambienta un incubo in puro stile lovecraftiano in un cantiere in epoca fascista, dove durante gli scavi viene ritrovato qualcosa... che era meglio restasse sepolto. 


Un titolo per Kipple:


Un golem che si trasforma in un mostruoso coniglio, il tentativo di far "rivivere" i morti per costruire il ponte sullo Stretto di Messina, gli oscuri segreti di Anubi e della Cabala in un'epoca dei Savoia, di Napoleone e della Grande Guerra irriconoscibile, dove anche gli alieni possono presentarsi a Leopardi.






... e il mio romanzo vincitore del Premio Urania


Chi sono il dottor commercialista Totali, l'avvocato fallimentare Pantocrati, il notaio Maggioritariis? E soprattutto, chi è Monostatos il risvegliato? (Questi nomi, presi a prestito nel 2012, nascondono attività mostruose.) Chi ha assassinato i bambini di una scuola elementare di provincia, divorandoli? (Le indagini sono tuttora in corso.) Cosa vogliono gli Archiburoboti, invasori meccanici già in marcia nel 2024? L'intempestiva risposta arriverà nella spaventosa Italia che ci aspetta nel 2036, in un romanzo di magistrali nefandezze e originalità assoluta, vincitore del premio indetto annualmente da "Urania".





E' in commercio (e tradotto e distribuito in tutto il mondo!) il boardgame lovecraftiano Kingsport Festival; pubblicato e distribuito da Stratelibri/Sir Chester Cobblepot e di cui ho curato la parte narrativa. E' in cantiere per lo stesso editore il progetto di un'espansione tratta dal mio racconto M'rara (vedi sopra):





Kingsport Festival™ è un bizzarro gioco per 3/5 cultisti dai 13 anni in su, ambientato nello spaventoso universo di Howard Phillips Lovecraft. Nella inimmaginabile oscurità di Kingsport, nei panni di silenziosi viandanti, siete chiamati a una immonda celebrazione per evocare orrori impensabili. Un terrore che non è di questo mondo né di un altro, ma solo di folli spazi tra le stelle: un terrore che ha bisogno della vostra sottomissione. Incauti Investigatori cercheranno di fermare questo spaventoso capitolo di storia lovecraftiana.

Come docente, sono molto soddisfatto di aver visto pubblicate la tesi e la graphic novel di due miei furono-studenti, che ormai chiamo colleghi:


Web 2.0 di Leonardo Sciancalepore

Oggetto di questo saggio è il web 2.0, fenomeno che intreccia l'avvento delle nuove tecnologie e i recenti cambiamenti della nostra società, dovuti anche all'apporto di una nuova filosofia incentrata sull'utente e sul suo modo di agire e interagire con la Rete. Nello specifico, l’opera analizza come questo fenomeno abbia influito nella nascita di una nuova metodologia di progettazione multimediale e di come l'affermazione di una nuova “classe” indipendente di produttori/consumatori stia prendendo sempre più il sopravvento nel campo delle produzioni audiovisive, facendo auspicare così in un futuro superamento dei media tradizionali.



Il Frigorifero di Andrea Alemanno

Cosa può succedere ai signori Cerchia quando arriva il nuovo frigorifero? Una storia sul tempo che passa visto da un punto di vista diverso: quello di un frigorifero. Il frigorifero è una storia semplice, il racconto dell'affetto di una famiglia per l’oggetto preferito, metallo che sostituisce la carne e che diventa, nel tempo, il figlio che ha sempre desiderato.


In ultimo, segnalo più che volentieri questo saggio di Silvia Milani: Universal Robots

Docili feticci imbambolati o crudeli macchine di sterminio? Dotte entità fluttuanti o cataloghi antiquari del corpo umano?  Dagli albori delle prime civiltà all'epoca del GPS, gli androidi hanno sempre avuto un ruolo all'interno delle più diverse tradizioni culturali e hanno compiuto un emozionante cammino evolutivo con l'uomo. Protagonisti di numerosi miti e leggende, incarnazioni di incubi e desideri, figure capaci di oltrepassare la membrana tra immaginario e reale, spesso hanno parlato di noi: dai mostri perturbanti di E.T.A. Hoffmann, Jentsch e Freud, al paradigma dell'Uncanny Valley nei moderni laboratori; dalla critica di L'Isle-Adam e Ippolito Nievo all'ottimismo positivista, alle fanterie automatizzate delle guerre future; automi e robot (differenti gradi della scala evolutiva androide) sembrano incarnare i fantasmi, le speranze, le emozioni, i vizi e le virtù dei loro padri-padroni. Figure modello dell'inevitabile meccanizzazione dell'uomo nel Futurismo, nell'opera che li ha presentati al mondo, R.U.R., hanno scalato la condizione umana per ricordarci che sarà con il cuore e non con la mente che salveremo il mondo.




venerdì 15 maggio 2015

Come scrivere un romanzo steam, punk & punto interrogativo



Ci è voluto credo più di un anno ma... a un mese da oggi, editing compreso, Clara Hörbiger sarà finito. Ma invece di intitolare il romanzo con il nome della ragazza protagonista, ho deciso, da qualche mese, per Un'Insulsa Invasione. Questa, s'intende, è la mia personale risoluzione: se l'editore vorrà di meglio (diverso), sarà quel che sarà...

La decisione riguardo il titolo deriva da questo fatto, che ritengo determinante: sia per lo sviluppo del romanzo in sé per sé sia per la risposta al quesito "perché scrivo?". Clara Hörbiger è iniziato come romanzo steampunk (benché contaminato): ovvero una sequela, rutilante, divertita, di macchine sferraglianti e estetica ottocentesca; uso parodistico del linguaggio e episodi "a rilancio". Ma, a un terzo della stesura – in termini di pagine, sviluppo strutturale, scelte narrative e caratteriali dei personaggi – ho capito che come sempre non sono così capace di divertirmi e nient'altro, e Un'Insulsa Invasione è diventato un romanzo con un suo contenuto.

Trattandosi pur sempre di narrativa "di genere" (ma Alessio Montagner non condivide quest'espressione), lo si può leggere per le aeronavi che esplodono e gli ordigni, gli automi e i corsetti da signorina; per quel pizzico di alieni e magia nera che ho voluto sparpagliare nel nostro Risorgimento. Nessuno mi farà torto a goderselo in quest'ottica. Ma se anche lo leggerete come dialogo con me, l'autore, sull'incubo della stupidità al potere e viceversa il potere dell'idiozia, e debite conseguenze, per esempio certe anti-storiche nostalgie... ne sarò gratificato.

C'è pur sempre l'artigianato e che si suda sulle pagine di taccuino: come si scrive un romanzo fantastorico? Ho scritto tre prontuari per risolvere il problema. Ovvero: per aiutare i miei lettori e studenti a dipanare certe loro matasse... lavorare su un proprio testo, però, spesso e tutt'un'altra faccenda. Ciò che cerchi non c'è nei molti libri che hai letto; figuriamoci nei pochi che hai scritto tu!

Un'Insulsa Invasione è un romanzo steampunk e (sottolineo) un romanzo italiano. Con ciò non mi accontento di tradurlo in "vaporteppa" e obbedire al pur limpido, inoppugnabile dettato, di chi coniò questa nostrana, patriottica definizione. Non ho voluto scrivere, come accade a parecchi, un vaporteppa vittoriano: tanto valeva insistere con lo steampunk. Se a priori devo fingere di caldaie e di velivoli, tube, pince-nez e voltaiche gigantesche; se è un atto parodistico, culturale e linguistico, voglio farlo sulla lingua e la cultura che mi appartengono. Non incarto di vaporteppa contenuti steampunk che, personalmente, non posso essere in grado di scrivere come autentici (non tutti, rispondo a Sterling & Gibson, siamo vittoriani); preferisco incartare di steampunk (solo il fiocco e la carta da regalo) il nostro Risorgimento e la sua/mia civiltà: i problemi, la visione, ciò che sento di quest'ultima.

Non sono un autarchico, malpensanti politicizzati! Conoscete il concetto che "stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus"...

Un'Insulsa Invasione, perciò, si svolge nel Regno Lombardo-Veneto nel 1847: che è un anno, come tutti, pieno di cianfrusaglie, di luoghi, di persone realmente vissute e troppo importanti, famose e carismatiche per fingerne l'assenza. È un anno anche mancante, però, come tutti, di altrettante cianfrusaglie e di luoghi e di persone: dal modello di pistola a una musica non ancora composta; da un palazzo che aveva un altro nome a uno stucco di parete che c'era allora e che mancò nel '48... per esempio. Mancare di scrupolo in entrambe le direzioni - con le debite e funzionali "licenze" - è quel genere di leggerezza che lede (lo uccide!) il romanzo fantastorico. Scrivere dell'847, perciò, significa cercare, verificare e descrivere l'inutile: la foggia di un'uniforme di quel tale reggimento; se i soldati indossavano il kepi, lo sciacò, e quante stellette ostentavano gli ufficiali; l'età anagrafica di un funzionario sabaudo o l'alopecia di un nobile austro-ungarico; il nome di un arcivescovo restato in carica pochi mesi e la pianta di un edificio ristrutturato nei decenni successivi. Ma non significa descriverlo spiegando; giustificando che i vostri eroi guardano qualcosa che all'occhio, all'esperienza del lettore contemporaneo può apparire diverso: lo si dovrebbe restituire così com'era senza dire né aggiungere perché & per-come, infondendogli quell'immediata fisicità, realtà, che un commento didascalico sul suo stato "alterato", altrimenti, ridurrebbe a una quinta dipinta alla bene e meglio.

Ma, poiché siete scrittori del fantastico, dovrete anche mentire, e inventarvi storielle da pescatore per lasciare impressionato quel credulone del vostro pubblico. In un romanzo fantastorico steampunk non si mente sui Reggimenti dell'Esercito Lombardo-Veneto: ma lo si dota di esoscheletri corazzati e flotte di dirigibili. Non si mente su un villaggio del Tirolo: lo si descrive nell'ora buia di notte in cui fa più paura. Le "licenze" cui sopra mi riferivo, però, vanno usate con parsimonia; un occhiolino al lettore intelligente che è ben disposto a giocare sul fatto che, attenti come siete a riferire il tal dato storico, citate qua e là una canzone di Giorgio Gaber o una battuta di Tarantino o Star Wars.

Gli estremi o estremismi fantastici di Un'Insulsa Invasione (avverto coloro che non vorranno buttare al vento il loro 1.99 € di ebook) sono:
- alieni struzzi-formi venuti da chissà dove; in possesso di armi/tecnologie che non dovrebbero funzionare
- facoltà extra-sensoriali molto prossime alla negromanzia
- alchimia di quella becera di "serie B": la Pietra Filosofale che ti fa vivere in eterno, per intenderci
- armate delle tenebre che manco Sam Raimi
- golem

A mezza strada c'è paccottiglia steampunk che è il buon motivo per spendere i vostri soldi:
- automi
- aeronavi e velivoli improbabili
- cose gigantesche e rumorose che si muovono a vapore
- duelli all'arma bianca e scariche di moschetto e di gatling
- uomini con baffi da veri uomini, sigari e calici di buon liquore
- signorine con abiti graziosi che si servono il tè
- simpatici cretini
- quei colpi di scena che wow, accidenti!

C'è, soprattutto, ciò che spero lo renderà un altro-mondo vissuto: l'attenzione in tedesco per le gerarchie militari austro-ungariche; una bolla inesistente di Papa Pio VII, all'indomani di Waterloo, che incoraggia l'Europa a rinascere dalle ceneri napoleoniche affidandosi alle nuove & vaporose tecnologie; il dialetto romagnolo di contadini nei dintorni di Ravenna e le imprecazioni modenesi di un condottiero emiliano del XVII secolo; er romano di un'alchimista trasteverino e i veri Viceré, Governatori e Feldmarschall lombardi; l'aria di Milano che odora di metropoli e quella di Torino che profuma di cioccolato. E, sissignore, nel 1847, compagnie di miliziani che si radunano al "Trani a Gogò"; e un accenno al "soldato futurista" auspicato da Guido Keller 70 anni più tardi.

O insomma: la macchiolina che vi ricorda quell'episodio (sorridete nel cuore) sull'anonimo vestito grigio che indossate per travestirvi da Tom Rath; e il dettaglio che notate sul battiscopa quando, molte volte, visitate un intero grattacielo.

Sto pensando a una sorta di postfazione in cui riferire dei dati storici reali, con l'avvertenza di consultarla dopo letto il romanzo perché, vedrete, sarà più divertente. Ma è il genere di "aggiunta" cui spetta all'editore... magari, in futuro su queste pagine...

Per ora: lasciatemi finire e auguratemi buon lavoro. È l'ultimo scalino, un capitolo di colossale battaglia che mi ha posto un gran problema di Point of View (Clara, nel mentre che si svolge questo scontro campale, non può trovarsi dappertutto: il romanzo ha un PoV ravvicinato, non sono un Narratore Onnisciente; ma voglio altresì una visione d'insieme che renda al lettore le grandiose circostanze): spero di aver risolto, ma sono ancora alle prime fasi; e devo verificare se la tecnica che adotterò mi darà esattamente i risultati che voglio... sennò, tutto daccapo!

Spero a presto sui vostri web-scaffali. 



venerdì 8 maggio 2015

Sei solo chiacchiere e I Like su Facebook



Quello in foto è lo screenshot da Facebook di un post in bacheca dell'Associazione ArteM: ente privato presso il quale insegno Sceneggiatura. Dopo il modesto successo di una serie di lezioni lo scorso ottobre-gennaio, l'Associazione ha rinnovato la proposta. Ho 60 "mi piace" e 21 condivisioni: mi aspetto una sessione senz'altro partecipata.

Ieri sera 7 maggio ore 21.00, nella sede di ArteM, ho tenuto - da programma - la lezione introduttiva: con me c'era il docente di un altro corso (tutt'altra materia), anche lui gratificato da molti like e le notifiche di interesse.

Ebbene: eccetto le tre timide signore, che si sono presentate più che altro per curiosare, dei 60 web-spettri non è venuto nessuno. Io, l'altro docente, la responsabile dell'Associazione ArteM, siamo restati per quell'oretta di disperato & possibilista "speriamo che" a guardarci, imbarazzanti, quasi-in-silenzio negli occhi lucidi; qualche chiacchiera di circostanza per non ammettere la...

… rabbia? Frustrazione?

Sì, fra gli altri sentimenti.

Ho avuto la fortuna di tenere buoni corsi, con ottimi studenti: il più spesso delle volte però, a Pesaro e Bologna e Pescara e Macerata, sono incorso in beckettiani incidenti quale quello di ieri sera.

Il più spesso delle volte.

Intendiamoci: non mi stupisco dell'inflazione di I like in sé. Non si nega un pollicino di approvazione a uno status sui massimi sistemi: "mi piace" e piace a tutti Rispettare l'Ambiente; Lily Cole; Age of Ultron; Non Abbandonare I Cuccioli In Autostrada e Riprendersi I Marò. Ma dirsi interessati a iniziative che si svolgono in tal data, e in tale modalità, che insomma hanno un corso reale e limitato nel tempo, e non voler partecipare a priori, è sadismo nei confronti di Mr. Spock. Quasi vi recaste in una sede universitaria per iscrivervi a un esame di un'altra facoltà, non pertinente il vostro corso di studi, e che è ovvio non sosterrete né ne avete mai avuta l'intenzione. È anche vero che Facebook incoraggia questa assurdo comportamento: scorrete qualsiasi post su un evento: buona parte dei commenti (azzardo la maggior parte...) si riassumono in "bellissimo/che ficata/importantissimo ma non ci sarò". Qual è l'utilità del vostro like; del commento? Statistica, tutt'al più. Provate a immaginare di andare al cinema, questa sera; di accodarvi alla cassa, aspettare il vostro turno e dire al bigliettaio: “sono qui solo per dire che è un bel film: non voglio acquistare il biglietto, vederlo, entrare in sala; non mi interessano neppure i pop-corn. Grazie”. E tornarvene a casa con un sorriso imbecille, ché comunque "vi è piaciuto".

Amici e colleghi che insegnano musica, sport, illustrazione e fumetto, o anche loro sceneggiatura e scrittura, mi confermano che è lo stesso: al telefono per chiedere notizie, sulle pagine dei social, all'incontro promozionale gratuito che tanto non ti impegna ("non ho firmato nessun cazzo di foglio, io, ché sono furbo"), sono tutti determinati e coraggiosi scrittori (atleti, musicisti, sceneggiatori, pittori...) che pretendono rispetto per i loro lavoretti.

E io, di quest'ossimoro, ne ho bell'e piene le scatole.

A costo di attirarmi le antipatie del vasto gregge del mondo, perciò, la buona volta dirò che sono stufo di voialtri che "vi piacciono" le cose. Voialtri che latrate che vi piace tanto scrivere, che "ho deciso di provarci maperdavvero", "c'è un corso", "telefono per info"; e "di sicuro sarò dei vostri, ché mi interessa un casino" ma che in ultimo disertate.

Voialtri, in realtà non volete un bel niente.

Niente.

Need spelling? N I E N T E

È un niente escatologico: oppure è un chiacchiericcio atterrito per non sentire il tic-tac dei giorni; né ammettere tutto ciò che vi è franato alle spalle ed occuparvi di una camera in disordine.

Werner Herzog afferma che val la pena se c'è a rischio la vita; The Yorkshire Feast Song di Henry Purcell recita che "anticamente, quando era considerato vile restare entro i confini natali (…) la libertà si pagava con il sangue". Non dico, naturalmente, che dovremmo essere tutti come Théoden al Pelennor: però, per favore, che la smetteste di mentire a me e voi stessi. Se non altro perché, a fronte del vostro arduo cliccare su Facebook, c'è chi impegna una serata e organizza un calendario di impegni, talvolta economie, per rispondere all'impegno che voi, lo sapete, a priori non vorrete mai assumervi. E forse non intendo di 20 ore di corso, ma delle circa 876.000 ore di autonomia che avete su questa Terra.

Io, lo sapete, mi diletto di wargame fantasy e sci-fi; di Storia Militare e di musica barocca: ma non pretendo un appuntamento con il Ministro Pinotti per discutere su un army list di High Elves o Space Marine; né tedio l'Accademia Bizantina cantando l'Euridice quando sono sul bidè. Al prossimo che vorrà aggrapparmisi alla giacca, e abbaiare che lui scrive, che vuol girare un film ma-però-con-i-miei-amici, che fa teatro ma-sai-per-stare-insieme, che non pubblico perché-è-tutta-una-mafia, che il mio gruppo siamo-bravi-ma-la-musica-sai-com'è, ma che mai si sarà messo in discussione, né a confronto, né in ascolto, né sia disciplinato, e però pretenderà che gli presti il mio mestiere, e tutto ciò che in questi anni ho pagato, faticato, sacrificato, per diventare il pur-mediocre scribacchino che sono e che tali seccatori pretendono di essere (liquidandomi altrimenti con un "Mi Piace" in bacheca), smetterò di rispondere per eufemismi e dirò che è un ridicolo dilettante; sfoglierò la sua robaccia schifato e dirò: "cos'è 'sta mmmerda?!"

Come quando, troppe volte, voi ometti domenicali, rideste di sufficienza di noialtri umanisti: che studiammo, soffrimmo e preservammo, quelle cose che non si toccano con mano né si servono con gli spritz negli annoiati venerdì sera; quelle cose che anelate col buio in gola nei vostri giorni terrorizzati, strillando che I like e che qualcuno vi salvi.  


lunedì 4 maggio 2015

Firenze, 1265

Da oggi, il nostro Paese celebra il suo massimo poeta. Se sono fosse pure un infimo essere umano (non ho detto un infimo scrittore: bensì una persona), se resto e resterò nella fottuta trincea, lo devo, e sempre lo dovrò, in gran parte a Durante di Alighiero.

"... e s'io al vero son timido amico
temo di perder viver tra coloro
che questo tempo chiameranno antico."


Grazie, di tutto, finché in cielo splenderanno le stelle.



venerdì 1 maggio 2015

Se smettessi di scrivere e bloggare, ovvero del Primo Maggio


È un fatto, benché amaro, né ho vergogna a nasconderlo: all'età di 43 anni il 25 p.v. sto cercando un lavoro; di inventarmi un lavoro.

Gli spiccioli che avevo in conto in banca, fino a ieri un gruzzoletto di cui mi sentivo abbastanza sicuro, si riducono ogni giorno. E mi dispiace per il best-seller di Matteo, di Luca, ma... è esattamente del prosaico "solo pane" che si vive in questa nostra società.

«Ma come?!», mi chiedete, «Non sei un professore universitario?! Non hai una decina di titoli su Amazon e i webstore?! Non tieni conferenze, corsi privati, eccetera?!»

A chi nutre l'ingenua illusione del prestigio di una cattedra accademica, ecco i miei numeri di questi ultimi 13 anni.

Attualmente detengo quattro cattedre nel medesimo istituto. Per svolgere le lezioni mi reco a Macerata una volta alla settimana nel primo semestre, e altrettante nel secondo semestre. Causa maggior numero di ore consecutive, e orari di Trenitalia, da ottobre a febbraio pernotto in città. Questo significa che ogni trasferta mi costa: 30 euro di treno, 40 euro di albergo, 30 euro di varie & eventuali (pasti, imprevisti). Per un totale di 100 euro (circa). Contando le sessioni d'esame, nel primo semestre devo recarmi in accademia almeno una dozzina di volte: 12x100 = 1200 euro. Nel secondo semestre per fortuna non pernotto, me la cavo con 50 euro a trasferta: 12x50 = 600 euro. L'altra grossa spesa mensile è il mutuo del bilocale, per un totale (annuo) di 4800 euro. Solo tenuto conto di queste necessità (casa, lavoro), spendo, da gennaio a dicembre, 6600 euro. Aggiungete il restante costo di una vita normale: le uscite con gli amici, quel minimo di film e libri per non ridursi ad un bruto... e i pasti, gli imprevisti, le bollette... Credetemi, non sono un mondano: la quasi totalità delle mie sere le trascorro sul divano davanti alla tivù: non fumo, non possiedo né guido l'auto, né lo scooter, né ho l'abitudine di cene pantagrueliche né vacanze al top del top (né le gite fuori porta); non frequento ogni week end i locali "perché-sì"... il mio vizio più costoso (l'unico) è Warhammer: ma anche in quello non spendo più certe cifre che si investivano ai tempi d'oro ...

E il mio stipendio annuo di docente universitario, al netto delle tasse, è di circa 5300 euro: come ci si arrabatta, con i numeri negativi?

Il docente a contratto, inoltre, è un co.co.pro: a partire dall'anno prossimo, secondo il Job Act, questa formula sarà invalidata; e piuttosto che trasformarla in altro e/o equivalente ho l'impressione, diciamo la sensazione, che gli atenei licenzieranno i tanti spettri in esubero e accorperanno in poche cattedre titolari l'insieme di discipline di ogni corso di laurea. Ché tanto va da sé, nel presuntuoso sepolcro dell'accademia italiana, che chi ne sappia per esempio di Lettere sia anche accreditato a discettare di Cinema... 

In ultimo: con il fatto di essere sempre stato un docente "a contratto", o a cottimo direi, un expendable che nemmanco Sly Stallone, nonostante abbia servito all'Alma Mater di Bologna, al DAMS, oltreché Macerata, non ho mai maturato un numero di ore/modalità di assunzione e/o concorso tali da entrare nelle mitiche graduatorie... ma a guardare certi colleghi che se ne sono amareggiati la vita, e non hanno mai goduto granché, non so se abbia senso preoccuparsene...

Infamia sull'Italia (le Istituzioni, la società, fin i singoli colpevoli...) che ha permesso e che permette tutto questo. E chiudo con questo odioso anatema la polemica politica. 

Mi sono proposto per corsi di scrittura, sceneggiatura, storytelling ed editing presso vari istituti privati, editori e realtà d'altro tipo: avrete forse letto nel mio profilo che ho insegnato per tre anni a Scuola Comics Pescara. Quest'anno ho abbandonato: ché dato il compenso massimo previsto dall'Istituto (3000 euro per 9 mesi... né l'ombra di un contratto...), calcolate le spese di viaggio e le varie & eventuali sarei andato in forte perdita di altrettanti quattrini.

Inoltre: l'università, per quanto se ne possa dir male, garantisce ancor oggi (quasi) la presenza e continuità di corsisti. Anni di esperienza sul campo mi costringono a affermare, purtroppo, che gli entusiasti propositivi istituti privati, le associazioni culturali, cooperative, eccetera, pullulano di ridicoli, irrisolti dilettanti che accorrono a decine alla prima (gratuita) lezione di prova; cincischiano al momento dell'iscrizione (quando il gioco minaccia di farsi serio) e si riducono a cimentarsi davvero in non più di quattro gatti. Quel genere di persone, insomma, che si abbaiano scrittori; che pretendono di imparare, migliorare, diventare professionisti ma che alla fine "a questo corso non posso partecipare, perché il venerdì ho la partita di calcetto" (true story). Le quote di iscrizione a questo tipo di iniziative si aggirano in media attorno ai 200 "popolari" euro a persona; ai docenti ne tocca il 50%... fate i vostri conti su quanto io racimoli, con questi lavoretti: 1000 euro ogni anno, se è stagione di vacche grasse.

Quindi, si diceva, trovare un lavoro vero (per citare quell'ormai-classico e anonimo dell'umorismo): e scrivere, da ridotti uno straccio e sbadigliando con gli occhi gonfi, nei ritagli di tempo.

«Stringi i denti! Vedrai che prima o poi azzeccherai il romanzo giusto, e allora!... del resto, hai già molti e positivi riscontri da quel che leggo qua e là sul web!»

Non si tratta di un film di Hollywood; la favola di Cenerentola non è un allegoria per aspiranti scrittori. Ve lo dice un Premio Urania che si è spiaggiato nell'anno 2012, e i colleghi mi confermano che qui insabbiato sono in buona e numerosa compagnia. Quel poco che ho annusato della grande editoria mainstream (mi capitò di frequentare una editor Garzanti, che bazzicava gli ambienti del Premio Strega, Campiello, gli autori in odore di ospitata da Fabio Fazio... e che mi ha molto rivelato di quel che accade nei piani alti...) mi ha convinto che chi vende, lavora, guadagna con i libri lo fa su presupposti che non hanno a che fare con il merito o il contenuto di un testo. Il vergognoso episodio Loredana Lipperini-Lara Manni, anni fa, è un esempio fra i tanti per aiutarvi a capire... Ma sempre più lettori se ne accorgono ogni giorno.

Chi crede alla barzelletta dello scrittore che a notte fonda, dopo otto ore d'ufficio o di fabbrica, di famiglia, magari, lavora alacremente al nuovo capolavoro, è un ingenuo, uno sciocco. Certo, si può fare; ci si crede e definisce scrittori e si pubblica su Amazon: schifezze, mediocrità; nonostante i 300 amici di blog e Facebook ti scrivano e ti “piacciano” che il tuo romanzo è bbbellissssssimo (resta inteso che non l'acquistano). Per scrivere davvero e magari farlo bene - non nascondiamoci dietro scuse - migliorare come autore e ottenere risultati professionali, occorre dedicarsi principalmente, se non esclusivamente, allo scrivere, appunto: oppure attività strettamente collegate.

Oltre a leggere le opere, degli autori che ammirate, scorretene se è possibile certe oneste biografie: scoprirete, sui loro conti di lavandaia, molti aneddoti piuttosto tristi; dovrei dire meschini.

L'editoria digitale ha introdotto l'illusione che ora anche in Italia si campi di scrittura: tutto è diventato più facile e immediato; abbiamo scavalcato gli elefantiaci, truffaldini mammasantissima della Grande Editoria Che È Il Male & La Tenebra. Morte ai vecchi evviva i gggiovani. Come no? Gli editori digitali più onesti vi corrispondono il 25% del prezzo di copertina al netto delle tasse, e dopo aver sottratto quanto dovuto a distributori, illustratori ecc. Non è per cattiveria o che ritengano lo scrittore uno schiavo: è quanto possono per fatturare e continuare essi stessi ad esistere. Fatevi spiegare da chi ne sa di gabelle perché molti de facto editori figurano al fisco come associazioni culturali, o factory, invece che come aziende... Inoltre, tali royalties vi saranno corrisposte solo in caso che l'importo che vi è dovuto raggiunga almeno i 25-50 euro. Io, che mi reputo fortunato ad avere dei lettori, ed ho azzeccato quel paio di titoli, guadagno, con gli e.book, 200 cucuzzine l'anno; se non avessi vincoli editoriali sarebbero 500... forse.

Potrei produrre robaccia che vende facile e soddisfa i pruriti: storie di segretarie che fanno sesso con T-Rex nazisti ibernati su Saturno; in città edificate dai Grandi Antichi dove echeggiano in perpetuo le canzoni di Bob Marley cantate da gladiatori-surf-motociclisti... Ma, ahimè, sono cresciuto con troppi film e troppi libri in cui ricorre il concetto di amor proprio; di onore; e ritengo le discipline umanistiche un vallo alla barbarie. Non voglio che chi pronuncia il mio nome (di autore) lo faccia con sulle labbra quel sorrisetto di sufficienza.

Chi si vanta di bilanci da autoprodotto, o da piccolo editore, di “decine di migliaia di euro ogni anno” (sic; né cito la folle fonte), maturati su ebook con prezzo di copertina di 1.99 o 0.99 è un cialtrone. O, nella ipotesi peggiore (e in tal caso lo compatisco di tutto cuore), ha qualche problema clinico di percezione della realtà e di sé stesso.

Pubblico con Delos, Imperium, e lavoriamo di buona lena e al meglio che possiamo: ma non siamo quotati in borsa, né abbiamo le redazioni in strade di Milano che portano il nostro nome. E il pane lo procuriamo, ciascuno per conto proprio, con altre attività. Finché ci spinge avanti l'assurdo di Sisifo e Camus.

Con un lavoro suddetto vero non si gioca allo scrittore e al blogger: dovrei chiudere Il Grande Avvilente e abbandonare i progetti in hard disk. Quindi: che fare? Che magari fosse il titolo di un romanzo di Černyševskij... È un dubbio angoscioso, perché una delle cose che so per certo - chiamatela sorridendo una postura d'artista - è che smettere di scrivere significherebbe morire, per me. Non è una metafora. Ognuno àncora la propria vita a qualcosa: i figli, la fede, un amore, un ideale... a me, purtroppo, è toccato da che ho memoria questo fondo limaccioso.  

Per ora, questo è il Primo Maggio dello pseudo-lavoratore Alessandro Forlani. Che vi augura di non trascorrerne altrettanti né avere velleità se non nutrirvi ed accoppiarvi.



venerdì 24 aprile 2015

"Com'è facile vivere in Atlantide" - un nuovo prontuario di scrittura creativa

... ed ecco, in preordine su Amazon e i vari webstore, e disponibile da lunedì 27 aprile p.v., il mio nuovo prontuario di scrittura creativa: Com'è facile vivere in Atlantide (Edizioni Imperium – collana Manuali).

Una nuova, scanzonata, agile guida pratica per la scrittura degli altri-mondi di narrativa fantastica. Il prontuario vi insegnerà come rendere credibili, realistici, continenti immaginari o remote galassie; fin nei minimi dettagli della cabina di un'astronave, la stiva di un galeone e il rifugio di un super-villain! Con analisi ed esempi che spaziano dal romanzo, al fumetto, al cinema e le serie televisive; e "trucchi del mestiere" da esercitare nei vostri scritti.




Vi ricordo che nella stessa collana potete trovare Com'è facile scrivere difficile Com'è facile diventare un eroe: il primo è un prontuario di scrittura in generale; il secondo è una guida alla scrittura del Personaggio.





giovedì 23 aprile 2015

M'rara (Robotica.it)

"La spettrofobia, che non ha nulla a che vedere coi fantasmi, è la paura degli specchi. Molti ne soffrono, magari in forma lieve, un leggero disagio. E se nello specchio apparisse qualcosa, sembra suggerire il nostro subconscio? E se il mio riflesso fosse diverso da me stesso? A volte la spettrofobia è il risultato di un trauma, o magari di un'esperienza paurosa legata agli specchi, come un film. O un racconto come M'rara di Alessandro Forlani, che ambienta un incubo in puro stile lovecraftiano in un cantiere in epoca fascista, dove durante gli scavi viene ritrovato qualcosa… che era meglio restasse sepolto" (Silvio Sosio)




Un nuovo racconto per la collana Robotica.it (Delos Digital) da oggi disponibile su Amazon e vari webstore.


(... e ricordo che nella stessa collana potete leggere anche Sonno Verde, la prima avventura di Eleanor Cole!...)