Un mio ritratto fra le tessere del gioco Brides & Bribes della Spaceballoon Games. Artwork: Alan D'Amico

"Work in progress della copertina del romanzo sword & sorcery di Alessandro Forlani Arabrab di Anubi, che uscirà a ottobre in occasione di Stranimondi 2017. Artworks: Vincenzo Pratticò; Collana TrueFantasy a cura di Alessandro Iascy e Alfonso Zarbo"


Tra gli eserciti di Warhammer 40.000 che ho giocato ed amato in vita mia ci sono l'Imperial Guard, i Dark Angel, il Mechanicum ma soprattutto l'Inquisizione, il Ministorum e le Adepta Sororitas. Trovo che quest'armata esprima il meglio dell'Imperium: è affidabile e versatile quanto lo sono gli Space Marine senza essere, tuttavia, un esercito di superuomini; c'è affezione ed empatia per il singolo modello che è molto spesso di gamma "oldhammer"; ha il background ed il design barocco-gotico-ecclesiastico tanto caratteristico dell'ambientazione Games Workshop. Ho giocato con le Adepta già nel lontano 2007: con il Codex Imperial Agent, e soprattutto in questa 8° Edizione, le Sorelle son tornate più temibili ed efficienti!

QG:
Santa Celestina: Celestina è obbligatoria in un esercito delle Adepta. Accompagnata dalle due Geminae Elenoire e Genevieve può assorbire un impressionante volume di fuoco e di attacchi in corpo a corpo. Nell'eventualità che all'avversario tocchi il primo turno di gioco, schieratela entro 6" da tutte le vostre truppe per garantire loro un Tiro Invulnerabilità di 5+. Usate il suo personale Atto di Fede per farla muovere di 24" e assaltare da subito l'unità nemica che più vi preoccupa: Celestina è in grado in un solo turno di abbattere quella squadra di Marine Devastatori, Tetri Mietitori o equivalenti che minacciano i vostri corazzati; o di distruggere con altrettanta facilità i veicoli leggeri ma egualmente pericolosi quali i Landspeeder o gli squadroni di Moto. Data la sua capacità di tornare dalla morte, potete arrischiarvi in attacchi kamikaze senza troppe preoccupazioni, ma... Tenete sempre da parte un Punto Comando per ripetere il tiro di dado per farla resuscitare: bisogna essere davvero sfortunati per ottenere 1 due volte di fila! Una volta di nuovo sul campo, usate Celestina con più prudenza: riportatela dietro le vostre linee, al riparo del fuoco nemico, e usatela per dare il colpo di grazia alle unità già malridotte da Retributor, Exorcist e dalle salve combinate di sacro requiem. Scegliete bersagli facili e sicuri, o volate al riparo di una rovina nella zona di schieramento nemica per ottenere il Punto Vittoria "Dietro Le Linee Nemiche".

Badessa: Se eleggete una Badessa a Generale del vostro esercito, Celestina sarà libera di scorrazzare per il campo e ahimè eventualmente morire senza tuttavia concedere Punti Vittoria all'avversario. Come Tratto del Generale suggerisco l'Insensibilità al Dolore al 6+ (in caso schieraste Inquisitori) o la facoltà di estendere la Disciplina della Badessa alle unità entro 6" (in caso giocaste solo unità e/o distaccamenti dell'Adeptus Ministorum). Armare la Badessa con eviscerator è una forte tentazione, ma più partite mi hanno convinto che basta equipaggiarla di pistola termica o addirittura della semplice pistola requiem e di una spada a catena, poiché il suo vero ruolo è quello di restare al centro della linea di battaglia e "Guidare i Giusti". Tenetela lontana dalle grinfie del nemico, poiché un qualunque Sergente degli Space Marine con maglio potenziato può bastare ad ucciderla, se il rosarius non vi assiste.


ELITE:
Imaginifer: Un Atto di Fede aggiuntivo a turno fa sempre molto comodo... non fosse che bisogna ottenere 4+ con il dado per goderne. Ovvero il 50% di possibilità che ciò non accada. L'Imaginifer non conferisce all'esercito assolutamente nessun altro bonus e, con sole 4 ferite, Resistenza 3 e Tiro Armatura 3+, è troppo facile che muoia e conceda Punti Vittoria all'avversario. Suggerisco di schierarla solo se avete 40 punti in avanzo e nient'altro in cui investire. La stessa amara riflessione vale ahimè per l'Hospitaller.

Celestes: molto utili per assorbire le ferite eventualmente inflitte alla Canoness (che, in questo caso, potrebbe pure azzardarsi a caricare in corpo a corpo con l'eviscerator contro temibili avversari quali Principi Demoni o Condottieri del Caos). Tuttavia ho finito per preferire loro le più economiche squadre di Sorelle, con analoghe opzioni di equipaggiamento.

Prete: Personalmente ne schiero solo uno, a bordo di un Rhino con Mistress e Repentia. La presenza del Prete fa sì che quelle psicopatiche ragazze arrivino a sferrare 3 attacchi di eviscerator ciascuna; e in un assalto combinato con Celestina significa che la Santa porterà 7 attacchi di Lama Ardente e 8 di spada potenziata delle due Geminae. Equipaggiare il Prete con pistola o fucile plasma, o altre armi da tiro a Forza elevata e che infliggono 2 o più danni, significa dare alle Repentia un utile supporto di fuoco contro avversari particolarmente resistenti o veicoli corazzati.

Mistress: Obbligatoria, se avete intenzione di schierare le Repentia.

Repentia: Giocare le Repentia è un atto d'amore nei confronti delle Adepta Sororitas. La maggior parte dei giocatori vi dirà, neppure a torto, che sono inutili, poco efficaci e che muoiono con molta, troppa facilità. I più indulgenti ammetteranno che possono servire per azioni kamikaze e/o "one shot". Ma se sarete abbastanza bravi da far combattere loro almeno due turni di corpo a corpo, contro qualsiasi avversario, vi vedrete ripagati del loro costo. Eventuali Punti Comando spesi per interrompere a loro favore una carica e/o fase di combattimento nemica non saranno buttati via.

Assassine del Culto della Morte, Crociati, Arcoflagellanti: valide alternative alle squadre di Repentia. Le Assassine, con un Prete vicino, arrivano a sferrare un numero impressionante di attacchi, ma... "solo" a Fo 4 e con VP -2. Ideali contro fanterie medie, leggere e impegnative anche per fanterie pesanti... ma si troverebbero in difficoltà contro Creature Mostruose e Veicoli. I Crociati possono sopportare molti attacchi grazie ai loro Scudi Tempesta e sferrarne un buon numero con ottimo VP, ma... a Fo 3. Gli Arcoflagellanti, persino più economici delle Repentia, sono forse l'alternativa più interessante: con un Prete nelle vicinanze arrivano a sferrare 2-4 attacchi ciascuno che, grazie alla loro abilità di Zeloti, colpiranno quasi sempre. Non hanno Valore di Penetrazione, ma compensano con Fo 5, 2 Ferite e un utile Tiro Invulnerabilità di 5+. Unica pecca di questi modelli: non sono altrettanto sexy delle Repentia! Una tattica da prendere in considerazione potrebbe essere quella di imbarcare sullo stesso Rhino (e impegnare nello stesso combattimento) una combinazione di queste quattro unità, e dichiarare carica contro lo stesso bersaglio in ordine di sopportazione al fuoco di risposta.

TRUPPE:
Squadre di Sorelle: Ecco una unità di Truppa (leggi: Obiettivo Sicuro) con AB 3+, Tiro Armatura 3+, Tiro Invulnerabilità 6+, possibilità di disperdere poteri psionici ostili e un arsenale di tutto rispetto... a soli 9 punti a modello! Ovvero sommano i pregi di Space Marine, Skitarii e Veterani della Guardia Imperiale senza accusarne i corrispettivi difetti. Possono essere imbarcate su Rhino, Immolator e Repressor (eccellenti veicoli) e, grazie agli Atti di Fede, possono svolgere un turno di fuoco/movimento/corpo a corpo aggiuntivo rispetto alla sequenza del turno. Ricordate che "turno di fuoco aggiuntivo" significa anche sparare in corpo a corpo con le loro pistole requiem... E avversari quali i Ragazzi Orki, i Cultisti del Caos, i Cabaliti e/o Guardiani Eldar potrebbero accorgersi che è stato molto stupido divertirsi a dare addosso alle nostre care amiche... Ho ottenuto buoni risultati da squadre da 9 armate con un fucile termico e un requiem d'assalto: un valido, economico compromesso anticarro/antifanteria.



TRASPORTI:
Rhino: il veicolo più affidabile della galassia, come è scritto nel background. Trovo che l'Adepta Sororitas debba giocare armate motorizzate: per proteggere le delicate Sorelle dall'inteso fuoco nemico dei primi due/tre turni di gioco, muovere il più velocemente possibile verso gli obiettivi e, possibilmente, finire di schierare prima dell'avversario e assicurarsi l'iniziativa. Ottenuto il primo turno, potreste anche decidere di sbarcare immediatamente e correre in copertura con le squadre di fanteria, di modo da sviluppare fin da subito il maggior volume di fuoco e di salve psioniche da parte di eventuali Inquisitori imbarcati.

Immolator: L'Immolator è il veicolo ideale per squadre di Dominae e/o piccola squadre di Sorelle "da rastrellamento" o fiancheggiamento. Dategli un compito e fateglielo svolgere, senza farvi distrarre da obiettivi secondari. L'Immolator con doppio multitermico deve andare a caccia di corazzati, l'Immolator con doppio lanciafiamme pesante deve muovere e avanzare contro la fanteria nemica. Usate l'arma sbagliata contro il bersaglio sbagliato e avrete speso inutilmente i 122/103 punti del modello.

Repressor: Il Repressor (modello Forgeword) è una valida e solida piattaforma di fuoco per squadre di Retributor, che possono sparare dall'interno e al sicuro dagli attacchi dei nemici. Il doppio requiem d'assalto e il lanciafiamme pesante in torretta possono riservare sorprese. Se riuscite a caricare con la pala piccole unità di fanteria nemica potreste fare significativi danni, ma non contateci troppo. In alcuni tornei i modelli Forgeword non sono ammessi, vi consiglio perciò di non basare le vostre tattiche relative alle Retributor sulla presenza di questo mezzo: trovate alternative!

SUPPORTI PESANTI:
Exorcist: Qualsiasi giocatore di Adepta Sororitas afferma che è obbligatorio schierarne almeno tre. Dato il costo in euro, e la complessità di assemblaggio e pittura del modello, dopo averne acquistato e completato uno probabilmente vi passerà la voglia di averne altri... o almeno così è stato per me, che mi faccio bastare il solo Exorcist che ho. Resistenza 8 e 12 ferite lo rendono resistente alle salve di anticarro, e - benché non decisivo - anche quel solo d6 di colpi a Fo 8 sarà sempre un fastidio che il nemico non potrà ignorare. Usatelo contro veicoli già danneggiati, evitate la fanteria.

Retributor: Una squadra a bordo di Repressor, equipaggiata con due multitermici, due requiem pesanti e Superiora con combi-arma (fiamma o termico) terrà da sola egregiamente a bada sia i corazzati che la fanteria nemica. Un'altra ottima posizione per queste brutali ragazze è sulla terrazza di un edificio o all'interno di rovine con una buona linea di tiro: la copertura garantirà loro un Tiro Armatura di 2+, e l'Atto di Fede dell'esercito (o di una Imaginifer nelle vicinanze) consentirà loro di sparare due volte... In caso da quelle parti ci fosse anche una Badessa pronta a "Guidare i Giusti" ciò significa 4 colpi di multitermico e 12 colpi di requiem pesante a turno che colpiranno quasi automaticamente: troppi da sopportare persino per un Land Rider o una squadra di Marine Primaris. Se imbarcate è sufficiente una squadra da 6 modelli, in caso contrario la consiglio da 9.

Macchine Penitenti: Altro pezzo, come le Repentia, che si gioca per amore. Suggerisco di schierarne due o tre e farle avanzare, senza ripensamenti, insieme alle ragazze in bikini ed eviscerator verso un'orgia di pentimento e distruzione. Fino ad ora, quando sono arrivate intatte sul bersaglio, non ho mai visto nulla resistere al loro assalto. 4/6 lanciafiamme pesanti le rendono pericolose da caricare quasi quanto i Droni della Peste, la maggior parte delle comuni fanterie contro di loro non ha alcuna possibilità.


DISTACCAMENTO DI SUPPORTO:
Inquisitori: Suggerisco un Distaccamento di tre-quattro Inquisitori, preferibilmente dell'Ordo Hereticus. Un Inquisitore armato della sempre utile pistola plasma costa solo 62 punti: averne quattro significa scatenare una significativa tempesta di Castigo contro le unità nemiche, e essere ben protetti dai poteri psionici. Contro le molte armate che non hanno Psionici (Tau, Necron, Eldar Oscuri; spesso e volentieri armate di Space Marine) infliggerete incontrastati fino a 24 potenziali Ferite Mortali a turno. In mancanza di contraerea, "castigate" i Veicoli Volanti: dato il loro alto, obbligatorio valore di Movimento è facile che risultino i bersagli più vicini... Contro Eretici ed Alieni di varie specie potrete permettervi di surriscaldare le pistole plasma, data la possibilità di ripetere i tiri per colpire e ferire. Ancora più utile: gli Inquisitori, schierati oculatamente, conferiranno all'intero vostro esercito un alto bonus di Disciplina, garantendovi dalle perdite in Fase di Morale. Se vi avanza qualche punto qua e là, sarebbe senz'altro un buon investimento sostituire un anonimo Inquisitore con Katarinya Greyfax.

Quaestor Imperialis: Avere un Knight dalla propria parte dà sempre sicurezza, e sappiamo che l'avversario non potrà fingere di ignorarlo. Tuttavia, in questa 8° Edizione in cui anche una pistola ad acqua può ferire al 6+ un colosso di acciaio, e troppi eserciti con cannoni laser ripetono tutti i tiri per colpire e ferire... un Knight che arriva integro al 3° turno di gioco è un Knight molto fortunato. Al costo del più economico Gallant (390 punti) potete acquistare almeno altre due unità da 9 Sorelle con requiem d'assalto, fucile termico imbarcate su Rhino: tatticamente molto più flessibili.

Una strana opzione: le Null-Maiden Witchseekers. Questa recente acquisizione dell'Imperium (in termini di gioco; già presenti nel background) può aggiungere alla vostra armata ulteriore, pericolosa, fiammeggiante femminilità. Schierate 8 o 9 Witchseeker dentro un Rhino, accompagnate, magari, da Inquisitore equipaggiato di Incinerator: sbarcate entro 3" dal trasporto, muovete di 7" (stupirete persino un Eldar!) e Avanzate di un ulteriore d6": ciò significa che avrete mosso questa unità fra gli 11" e 16" (!!!), e che sarete quindi abbastanza vicini a qualunque unità nemica sperasse di essere al sicuro dai vostri lanciafiamme. Il lanciafiamme è un'arma d'assalto, e quindi può essere usato pur avanzando... con una penalità di -1 a colpire: ma il fatto che colpisca automaticamente vi garantisce la sua efficacia. Qualcuno obietterà che i colpi a Fo 4 senza Penetrazione dell'Armatura non sortiscono grandi effetti: ma 9 Witchseeker infliggono potenzialmente dalle 9 alle 54 ferite, in media 27: persino i Terminator non le possono sottovalutare. In ultimo, le Witchseeker sono immuni ai poteri psionici, e schierarle di fronte a un'armata che avanzi a cuneo significa vanificare i Castigo del nemico.


Usare gli Atti di Fede: benché la tentazione sia quella di approfittarne sempre & comunque per sparare con le armi pesanti delle Retributor (e almeno al primo e secondo turno di gioco fatelo senz'altro!), ho imparato che è più utile recuperare Sorelle perse nelle squadre. Una Sorella con Tiro Armatura 2+ (tenetele in copertura!) e Tiro Invulnerabilità 6+ non è un bersaglio facile: nella furia della battaglia e l'incessante rotolar dei dadi vi sembrerà che cadano come mosche, ma... fate caso a quanto fuoco il nemico in realtà deve impiegare per abbatterne anche una soltanto. Riportarle una alla volta in azione, alla lunga, logorerà l'avversario... oltreché dimostrargli con i fatti che la Luce dell'Imperatore risplende su di voi! Nelle fasi finali delle battaglie per la conquista di Obiettivi gli Atti di Fede si riveleranno preziosissimi per muovere le unità in punti del campo che il nemico non pensava poteste raggiungere. Oppure, in caso abbiate ancora abbastanza Repentia vive in Corpo a Corpo, godetevi l'altrui terrore nell'accorgersi che stanno per usare di nuovo i loro eviscerator...

Imperator Spes Ultima! Non tollerate che la strega viva e buon divertimento!

Laura socchiuse gli occhi al riverbero dei dati IstatNE sui finestrini polarizzati dei vagoni della metro, piegò il soprabito sugli schienali dei due sedili di fronte a sé perché coprisse le stringhe fitte che scorrevano sui monitor. Lettere e cifre di luce azzurra si susseguivano ininterrotte: stesse statistiche promettenti, positive e affermative ripetute e aggiornate a intervalli di mezz'ora.
Il chiacchiericcio spezzato e stanco dei pendolari, gli estenuanti i.phone-drammi dei cinesi, congolesi, nigeriani e adolescenti, le soffocarono per qualche istante di umana, salubre confusione la voce elettrica asessuata e atona che ripeteva incrementi e cali: a beneficio dei non vedenti e gli impossibili distratti. Subito però i rilevatori di rumore aumentarono a cento decibel il volume delle casse: e le notizie relative all'inflazione e l'Interno Lordo, l'industria in crescita, bilanci attivi e i sempre meno disoccupati rintronarono i passeggeri e ne smorzarono le ciarle.

uno sviluppo del 2% del turismo enogastronomico nonostante un'inflessione del turismo in generale... -15% del settore ristorazione che ha favorito del 3% le assunzioni di personale...

Due cinquantenni dall'aria colta, a qualche posto didietro lei, commentarono che forse, non parrebbe, ma è così: li vide increduli grattarsi il mento su un'infografica inoppugnabile:
«È matematica, fa' pure i calcoli», ripeterono persuasi.
Quella solfa e ogni solfa, nonostante non le ascoltasse, e si sforzasse di non guardare le gaussiane sugli schermi, le echeggiavano nei pensieri dalle sei d'ogni mattino: quando la sveglia di un homecomputer gliele enunciava, con il buongiorno, proiettandole sul soffitto della camera da letto.
Ma chi ci crede?, piegò la testa; che ci vuoi fare?, scrollò le spalle.
Provò a distrarsi con caramelle: succhiarne un paio non le servì; buttò gli involti dentro un cestino e prese in tasca il pacchetto nuovo.
Si ricordò di Kamil e Dai-Tai e i loro occhioni golosi e neri: erano forse già ansiosi là, sul pianerottolo fra lei e i Qulbain, nonostante che Mei-Lan li riprendesse per le orecchie.
Tenne per loro la confezione e sopportò il

+6% del settore calzaturiero, che incrementa del -8.13% la produzione di calzature già in calo dell'1% ...

Il treno uscì dal tunnel, rallentò e fermò a Benigni. Lei frugò in borsetta, trovò il filtro antifetore: storse il naso e sperò bastasse a risalire alla superficie. Le scese in gola mughetto chimico e pizzicò nelle narici. Uscì spinta, strattonata, trascinata dalla folla alla scarlatta luminescenza del soffitto e le pareti. Quella stazione era un pozzo rosso di sigle e numeri a intermittenza che si alternavano nei vecchi led incastonati al cemento armato. E incespicò con i tacchi tredici sulla coltre dei senzatetto addormentati o malati morti che ricoprivano il pavimento. Persone e cani e piumoni e corpi e bottiglie e scarpe e cartacce e feci.
Olezzo e putrido le stomacarono:
«... devo cambiare respiratore... questo è scarico, accidenti...»
Si buttò pallida, con le vertigini, obnubilata dai lampi rossi a un auto-erogatore di quei filtri contro il puzzo. Premette il pollice sul display: le lesse il bancochip, lei scelse "menta". Robot necrofori e netturbini la scansionarono con interesse. Un'ausiliaria municipale in tuta sterile a losanghe gialle, che percorreva il tappeto umano con teaserpungolo e cartellini, per applicare adesivi bianchi ai corpi immobili alla scossa elettrica, le si accostò e appannò il visore di apprensiva gentilezza:
«Si sente bene?»
«Sto meglio, sì.»
«Si appoggi a me, la porto fuori: può salire le scale mobili?»
Si accodarono alla folla sui gradini di linoleum, per tre livelli di sotterraneo e maximonitor di statistiche. La produzione, l'economia, la moneta e il Pro-Capite risalirono con loro finché uscirono all'aperto. L'aria elettrica, metallica, polverosa di città le asciugò la fronte madida e diede subito conforto.
L'ausiliaria la salutò, tornò all'inferno nella stazione: scodinzolava con il teaserpungolo come una lupa che si infrattava.
Pochi chilometri all'orizzonte, sui tetti grigi di periferia, i proiettori di una torre IstatNE trafiggevano il crepuscolo, e inondavano di acronimi le terrazze e le finestre. Gli zerovirgola, le percentuali, prezzi, gender e religioni penetravano le tende e invadevano i salotti, si insinuavano a cifre verdi nelle toilette e le intimità; ripetevano i freddi salmi degli apparecchi dentro le case. Il pispiglio ininterrotto delle pubbliche opinioni.
Lei si incamminò sul lungoviale P. Villaggio investita dagli ologrammi e iridescenze delle insegne, le vetrine e l'olo-clientela dei franchising e le boutique. Le commesse sbadigliavano e chattavano al bancone in una frotta di larve splendide che non spendevano né compravano, l'illusione di un commercio che introitava e prosperava. Cifre, grafici, le veline di smeraldo a scorrimento sulle vetriate e sugli schermi nel marciapiede:

+3% capi accessori dai punti vendita dedicati che hanno cessato l'attività per il +13%...

Persone vere, gli spettri tristi, le folle schive degli iperdiscount si incrociavano e ignoravano sotto la luce dei proiettori, le grida allegre degli altoparlanti e gli halleluja del capitale. Si avvoltolavano e si stringevano, contro l'alito dell'inverno, nei cappotti, i maglioni stinti e sciarpe lise da più stagioni.
A un quarto d'ora di passeggiata, oltre il confine di una rotonda, i franchising si impoverirono in kebab e in "ComproTecno"; ortofrutta, sartorie e gli empori Euromaniashop. Siriani, egizi e palestinesi, giordani, ispanici con gli occhi vuoti sonnecchiavano alla cassa di botteghe desolate, contemplavano rovine sotto coltri di presente. Su quello zoccolo di falafel, saracinesche, distributori di preservativi, si appoggiavano i venti piani di crepe e muffe di un condominio.
Laura premette l'indice sul lettore del portone: l'anta di formica si spalancò su un ascensore di alluminio che salì subito all'interno 5, piano 18, scala 3B. Si tolse i tacchi e stirò le vertebre. Chinò il capo alla stanchezza. La cabina si fermò. La parete alla sua sinistra scivolò dentro la guida.
Entrò scalza e disse «ciao, casetta» nell'ombra piccola del suo locale.
L'oloschermo e l'AI-living room la investirono di spot, proiettarono alle pareti le statistiche della sera.
Il malinconico blink bemolle dell'intramessenger condominiale si insinuò nel coro allegro dei dati IstatNE e le réclame: Mei-Len e Ibrahm, i suoi vicini, si affacciarono alla webcam.
Kamil, Aisha, Xiong e Dai-Tai si torcevano di pianto su una coperta sul pavimento; Zainab, la primogenita, pallida e scarmigliata, frugava il freezer e le dispense del loro spoglio monolocale.
La digicamera era annebbiata da un riverbero metallico, il barbaglio di qualcosa su una tovaglia di piatti e cracker.
«... ciao...», Mei-Len tremò. Ibrahm la tirò indietro:
«Hai qualcosa?»
«Le gelatine!», scrollò il pacchetto: le morì subito il sorriso in bocca; restò gelata a un'occhiata tetra che le scoccò nell'obiettivo.
«Hai qualcosa? Chiedo soldi. Noi oggi niente. Trovato niente. Bambini niente. Piangono, ha fame. Niente ieri e domani niente e niente ancora per molti giorni. Puoi fare poco con caramelle.»
«Sono agli sgoccioli, mi dispiace. Mi pagheranno fra due-tre mesi.»
«Per favore, dài: qualcosa. Siamo...»
«... siamo... disperati», Mei-Len singhiozzò. Lei, più da vicino, notò il taglio sullo zigomo; cocci, sedie e cose rotte sul pavimento.
«Non so che dire: vi aiuterei. Non posso proprio, ho il conto in rosso. Vi ho già prestato...»
I bambini la assordarono di grida disperate, si stringevano la pancia tormentati dalla fame. Ibrahm abbassò gli occhi e si morse i labbri in singhiozzi amari, si alzò di scatto, schiumò bestemmie: Mei-Len gli si aggrappò. Lui scattò alla tavola, sbriciolata di biscotti, e strinse quell'oggetto dal riverbero metallico. Sua moglie terrea, Zainab isterica, ulularono di terrore.
Ibrahm squarciò la gola di Mei-Len e della figlia, affondò il coltello lordo nelle viscere dei bimbi.
Crollò in ginocchio sui corpi esanimi stesi convulsi fra le coperte. Nei fiotti neri di umori e sangue che insozzarono la webcam.
Si aprì il ventre e cadde prono.
Laura strillò impazzita.
L'homecomputer dei Qulbain trasmise il video alla polizia. L'eco agghiacciante di una sirena fece coro alle sue urla.



Per qualche notte non poté dormire: il corpo esausto era steso a letto, ma la mente era febbricitante delle grida, i volti e il sangue dei bambini, di Mei-Len e di Zainab massacrate. Gli affondo secchi nelle carni e stoffe e i fiotti orribili e le macchie nere. Ogni correre, ogni gemito, ogni tonfo sul soffitto, respiri e voci, fruscii e toc-toc sulle pareti di cartongesso la angosciavano che Kamil, Aisha, Xiong e Dai-Tai riaffiorassero dal buio e le chiedessero: «perché?». Temeva Ibrahm con il coltello che dalle tenebre le dava addosso. Guardava i monitor, gli specchi spenti e la fissavano da quei vetri. Il clip mostruoso le restò impresso nelle pupille. Sentiva in bocca silicio e sangue metallo e plastica e carne fredda. L'olezzo elettrico delle interiora sparse in pixel sul pavimento.
La colse in seguito un sonno breve, madido ed estenuante che la svegliava, seduta a letto, con gli occhi aperti nel buio fitto, e che gridava, rabbrividiva e si torceva di convulsioni. Crollava immobile sul materasso e ricadeva nell'incoscienza. E il giorno dopo restava inerte fino al primo pomeriggio, sveglia, prona, a salivare sul cuscino. Senza le forze né l'intenzione di alzarsi in piedi, lavarsi e vivere.
Si sfiniva a inviare email al responsabile del suo stage: per avvertirlo, che comprendesse, che le occorreva riposo e calma. Le risposero si riprenda. Tutto il tempo che le serve. La sua presenza nella struttura non è affatto necessaria. Tornerà alle sue mansioni quando vorrà o crederà opportuno. Cordialmente. P.s. Può ricordarmi il suo nome e incarico?
Poi l'orrore si placò in silenzio e vuoto. Le restò dentro una fossa sorda coi bimbi e Mei-Len con gli occhi chiusi; suo marito a faccia in giù dentro la terra della memoria.
Nuovi sondaggi e pubblicità le tracimarono gli schermi: il niente attorno le fu attutito da slogan stupidi e cifre insulse sul suo malessere per la tragedia che la aveva prostrata a letto.

0.12% depressi clinici; psicofarmaci: -21%; cui si ricorre sempre più spesso per i casi di depressione che affligge l'81% di italiani non depressi...

«Me, per esempio, non mi hanno intervistata»: Laura si sentì in difetto, «non rientro in quel campione, non mi posso lamentare. Vale a dire che sono sana.»
Quel mattino lo specchio in bagno le rese un viso pulito e attraente; onde bionde che sì, forse: dovrei andare dal parrucchiere. E un golfino scollato a V fino alla terza di reggiseno.

+60.06% le italiane che acquistano e indossano questa taglia, fuori commercio dall'anno scorso in Europa per gli standard che Intimissimi ha imposto sui mercati...

Applicò rimmel, rossetto e fard; stirò il sorriso e sgranò gli occhioni. Finché il computer le rispose «sì: sei nella media per uscire in strada.»


calo del crimine 113%: dal gennaio 2030 al 2035 forze dell'ordine non riportano né aggressioni né omicidi, né violenze sulle donne né i disabili e i minori... + 91.88 % delitti e attentati di matrice nazimalista...

Quelle statistiche a scorrimento sui teleschermi nel marciapiede la lasciarono basita e le bruciarono di rabbia.
No. È successo. Sono morte sette persone. È un errore. È una menzogna. Tacciono i morti 'sti gran bastardi. Bisogna dirlo. Lo devo dire.
Alzò lo sguardo alla torre vitrea tutta cangiante di cifre verdi, guardò colpevole di fronte a sé all'accesso della metro. Gli orologi digitali d'ambo i lati della strada le ripetevano ch'era in ritardo ogni istante più insistenti.
Scrollò il capo alla grottesca, umiliante, molto comoda consapevolezza che in realtà non la attendevano al suo non-posto di lavoro; nessuna urgenza, nessun bisogno: solo un "progetto di inserimento" nei vuoti uffici di una no-profit dedicata a un vago nulla...
Lo devo a Mei-Len. Per i bambini.
Svoltò all'angolo del viale che conduceva alla torre IstatNE.


«Da vicino», pensò Laura, «non mi sembra 'sto granché.»
Stele insonni di cristallo, proiettori e ologrammi confitte ed estranee nelle metropoli e cittadine di tutta Italia. Con i fondi, l'influenza e il prestigio di cui godono non potrebbero permettersi una sede più decente?
Ricordò un comunicato sul "nuovo corso" dell'istituto, e lei bambina meravigliata che nell'estate del '19 vide furgoni di enormi NE che si accodavano in autostrada. Gru, paranchi, robot e operai che imbullonavano quelle lettere. Molti fari, proiettori, lenti e parabole e antenne in più. Strana estate di soldati, poliziotti, transenne ovunque; forme, luci e rumori in cielo e una nebbia impenetrabile. Squarci porpora nelle nubi.
«Enne ed E: per cosa stanno?»
Non glielo avevano mai spiegato. Google, Wikipedia, gli insegnanti e i genitori non le diedero risposte certe. È una sigla, ma in inglese. No: è francese; no: è tedesco. È un'incognita matematica, ché si tratta di statistiche. L'ignoranza e i chetifrega di qualche amico con una laurea.
E in quel riverbero di cifre e lettere sulle facciate di acciaio-vetro si arrugginivano, sui portoni, le targhe "Istat" del vecchio ente.
La receptionist la accolse con lo sguardo stralunato, come incapace e imbarazzata a rapportarsi con persone.
«C'è un errore. Avete un guasto.»
«C'è un errore», annotò al pc.
«Poco fa. Circa i suicidi. Su tutti i monitor di via Pozzetto.»
«Sportello al pubblico. Primo piano.»
La pulsantiera dell'ascensore - centotto piani di targhe identiche - era corretta di scritte a mano, etichette, pennarello e post-it circa mansioni che i molti uffici ricoprirono nei decenni. Le fece ridere e le fece rabbia fossero ancora intestati Istat: le sembrò il sintomo di dirigenti, di impiegati e di inservienti che sonnecchiavano sulle poltrone di un istituto mai rinnovato, che l'accidia dei computer sollevava dai loro obblighi. Registrare, elaborare e diffondere statistiche: non c'è bisogno lo faccia un uomo.
Ce n'è bisogno, inghiottì attristita: ché muore gente e non se ne accorgono.
Solo ai piani sotterranei c'era un IstatNE corretto.
L'impiegato all'Assistenza, seduto immobile di fronte a un monitor, guardava fisso a un foglio bianco di Open Office, Word o Scrivener che odorava di bestseller che non sarebbe mai stato scritto. Quell'ufficio era deserto. Vecchi ereader con cataloghi, riviste, quotidiani e fumetti Disney erano sparsi e impolverati su divanetti altrettanto sudici.
«Lei che vuole qui? Che cosa cerca?», indispettito la apostrofò: col misantropo timore di chi è solo da decenni.
«C'è un errore nella statistica sui suicidi e omicidi» ripeté con il voltastomaco: si sentì una sciocca, querula, inaridita zitella frigida che protestava a un commesso Trony un tostapane difettoso.
«Quale errore?»
«Giorni fa, un mio condomino... Non potete negare che...»
«Un suo condomino. Lo conosceva?»
«Ma certo, sì.»
«Lo trovo in internet? È inaffidabile.»
«L'ho veduto con i miei occhi.»
«Lei dov'era? Com'è accaduto?»
«Ero in chat, l'ho visto in webcam.»
«Uhm, capisco. Dev'essere stato un dolore grande.»
«Ho ancora gli incubi, mi guardi: tremo. È inammissibile che un omicidio...»
«Ma uno solo non fa statistica», l'impiegato la gelò: scorse i report di proiezione dei settori Decessi e Crimini, «non ci risulta nessun errore.»
«Sono morte sette persone! Cinque bambini, cristodiddio!»
«Questa è una città di sei milioni di abitanti in un paese di ottanta milioni novantamilaseicentosedici»: le indicò quel contatore in un pannello alle sue spalle.
«Scherza, spero.»
«In proporzione non è successo: i suoi condomini sono vivi.»
«Ma vaffanculo demente stronzo! Ce l'hai un capo?! C'è un direttore?! Voglio parlare con i dirigenti! Io vi sputtano, bastardi sadici!»
«Piano ottantotto. Interno A tre.»
È deficiente. Non ha capito. È un minorato. Non si capacita.
Corse furiosa nell'ascensore e picchiò alla pulsantiera: quell'astruso, idiota rebus di etichette, sigle e numeri. Sfiorò per sbaglio l'icona " - " e l'abitacolo prese a scendere, lento, inarrestabile, a due livelli di sotterraneo. Il tasto STOP e il pulsante " + " non le risposero: bloccati!; la cabina proseguiva la sua corsa verso il basso.
Quanto, in basso?!
Laura si angosciò. Una sfilza di cifre intere, e di frazioni decimali, che suggerivano un pauroso abisso e incalcolabili sottoterra.
Per quanti piani?! Non è possibile! Da quando scendo?!
Le prese il panico, le impazzì il cuore, sudò gelata, crollò in ginocchio. Il display si illuminò di x e y ed equazioni, radici quadre, pi greco ed n e caratteri di un alfabeto che non sembrava neppure umano.
È andato in tilt. È guasto. Muoio.
Laura strillò aiuto nel microfono di emergenza: era spento, non funzionava, le rispose un remoto sibilo. Sentì una brezza gelata e fetida penetrare nella cabina; l'eco di secoli, di millenni e inconcepibili distanze.
Ma cosa cazzo mi viene in mente?!
Si sentì esausta, avvizzita, logora; soffrì chilometri, decenni e piogge. Le macchie brune della vecchiezza, le rughe e il porpora dell'infanzia, la luce d'oro e le gote piene e le pupille di una ventenne.
Sragiono. È il panico. Non è possibile. Ho le traveggole. Perché ho paura. Perché ho paura.
Si sgolò dentro il microfono. L'ascensore si fermò. L'anta metallica si spalancò. La cosa orrenda la accolse ostile.
Era una massa pallida e flaccida dal volto umano in un grumo carnoso; tripode, imponente: le protese le due chele. Quei disgustosi pollici mignoli dalle due forbici chitinose. Altri mostri si accalcarono sulla soglia dell'ascensore a belare e accarezzarla con le appendici taglienti nere.
Stava impazzendo. Sarebbe morta.
Un flemmatico e minuto CAPOUFFICIO SETTORE NE - dichiarava il cartellino che pencolava appuntato al bavero: giacca bruna di un altro secolo su una camicia dai polsi lisi - si fece largo a rimbrotti e sbuffi in quella calca di abomini: ritornarono al lavoro; lisciò il riporto, addrizzò gli occhiali e la aiutò ad alzarsi in piedi.
«Signorina, è tutto a posto... su, stia calma, sono solo un po' espansivi. Nuova, vero? Non mi pare di conoscerla. È uno stage? La trasferiscono? Vi dovrebbero avvertire, 'sti irresponsabili, che ai piani bassi non è terrestre... Ci manca poco le prenda un colpo, poverina! Ho un Campari, se le va. Ma è normale, è la routine», si presentò e sorrise triste: «Sono Gini, il responsabile.»
Lei restò impietrita, a bocca aperta e lo sguardo fisso, alle orribili creature che affollavano la sala. Chine e solerti a consolle e monitor dai caratteri incomprensibili: sui loro schermi si succedevano diagrammi e grafici e ologrammi che le ferirono i pensieri, il senno e la annebbiarono di vertigini. Non riuscì a capire come, ma eludevano la realtà. Una corridoio di immensi server, e uno stuolo di tizi in camice, traducevano i loro dati in percentuali e parole umane; cifre e statistiche tabacchi e auto vacanze al mare sposati e single; porno e alcolici, cenoni e sport nelle abitudini degli italiani.
E violenze alle persone e immense plaghe di povertà, una nazione che non lavora non ha risorse e non ha interessi: sfiduciata, indifferente e a capo chino all'oscurità. Flussi di dati, notizie e numeri palesemente contraddittori.
«Ah, ho capito», Gini si indispettì, «si è trovata qui per sbaglio, sì? O viene proprio a ficcare il naso?»
Non gli rispose: ne fu incapace.
«Quell'accidenti di wormholescensore! Me lo aggiustassero, la buona volta! Ma anche fosse una giornalista, signorina, io non temo: non ho segreti». Aprì su un monitor registi e dati su ristoranti e campeggi e pranzi, share, concerti, libri non letti e città felici, donne più sexy, musei e redditi, nozze gay e adulteri; «li verifichi, li confronti, li analizzi se ne è capace. Siamo un ente cristallino, non mentiamo agli italiani.»
Laura, inebetita, solo in grado di assecondarlo, scorse a caso una cartella intitolata SANITA':

+2% di strutture ospedaliere finanziate all'1x1000 di contributi non erogati, che incrementano del -30.16% gli strumenti, il personale, le dotazioni degli istituti già ridotti, cassaintegrati e smantellati lo scorso anno di +1.200.215 unità: pari al -22% del settore di cui in oggetto...

«Non è possibile!», ne rise isterica, «È tutto falso, sballato, assurdo! Sono statistiche che non riportano la realtà delle persone!»
«Forse sì. Sul suo pianeta. Ma non siamo sulla Terra.»
«Mi prende in giro. Mi crede scema.»
«Né sulla Terra né la Via Lattea né l'universo che conosciamo. Le sezioni NE dell'Istat sono in altre dimensioni.»
«Lei è pazzo. Voglio andarmene.»
Scattò alle porte dell'ascensore: trovò l'intonaco di un muro vuoto, vide la stanza cambiare assetto tuttavia restare identica. Solo un pannello di legno e coccio le sembrò fermo allo stesso posto: la scritta ISTAT - SETTORE NE su una maiolica incorniciata.
«Settore NE: Non Euclideo. È stata l'unica soluzione.»
«La soluzione...» lei vacillò: Gini le offrì una sedia. Le cose pallide, intenerite, la attorniarono grugando.
Laura alzò lo sguardo a una parete di vecchie foto di funzionari, dirigenti, di ministri e militari che posavano con quegli alieni in un reciproco ribrezzo. Lo sbiadito e il bianconero di istantanee della Storia. Il capoufficio molto più giovane in terza fila con una borsa. Dietro a loro c'era un hangar, la carcassa di un aereo, treni, raffinerie, funivie schiantate al suolo e rovine di edifici e orologi paralizzati. Squarci strani nei veicoli, gli edifici, veli pietosi sui corpi immobili, lampi e velivoli su boschi calabri o affondati nel Tirreno. Dai volti tesi gli occhi allibiti delle immagini più datate si passava a tête-à-tête e strette di mano con gli abomini; squadre promiscue di extraterrestri e staff umani in un magazzino; premier, mostri e cardinali che siglavano documenti. Direttori e impiegati Istat, le creature in blazer blu, che sorridevano con sufficienza a un presidente del consiglio. Il dottor Gini già quasi calvo e un alieno vizzo, grigio, che fumavano all'aperitivo nel bar interno dell'istituto.
«Dagli anni dieci di questo secolo non c'è governo che sia credibile. Lei si fida dei politici?»
«Chi ci si fida?»
«Me lo conferma. Ma se i sondaggi dicono calo, crescita, assunzioni e licenziamenti li condivide sui socialnetwork come attendibili e solomonici. Perché le chiacchiere... si sa; ma con i numeri non si imbroglia.»
«Come no.»
«Ovvio, certo: ma se un reporter fa il suo mestiere, o i magistrati, le commissioni... con le statistiche, le sigle, i numeri puoi governare questo paese: si annichilisce l'opinione singola sotto i dati di milioni, consacri pop star, scrittori, divi e sbanchi i cinema con film insulsi. Non puoi permetterti che siano falsi.»
«Questi lo sono. Di più: ridicoli. Tutte i sondaggi che divulgate.»
«Secondo Euclide. Sul nostro mondo. Ma sono esatte nei multiversi. La matematica mi assolverebbe, se mi citassero in tribunale: ché in effetti non si specifica qual è il sistema di riferimento.»
«Sarebbe a dire...»
«Da dove vengono quegli impiegati», ammiccò agli orrori tripodi, «un altroluogo non euclideo né pronunciabile né comprensibile, cento percento di licenziati sono altrettanti lavoratori, morti, appena nati, omosessuali e fascisti celibi vedovi omofobi e leninisti, jihadisti, laici, sportivi e sedentari. E in incremento, scomparsi, in calo secondo il polso della nazione. Guardi un po', non le mentisco.»
«Non mi capacito.»
«Ma i conti tornano.»
Quegli schermi olocangianti le confermarono quell'assurdo: non li capiva, non li leggeva, ma sentì ch'erano esatti.
L'ascensore tornò dov'era o dove avrebbe dovuto essere, Laura si alzò di scatto, calciò la sedia, travolse Gini: il capoufficio cadde fra i tavoli fra i mostri pallidi e i tizi in camice, ruppe gli schermi, sfasciò consolle, sparse le risme e spezzò i cd. Gli ologrammi, percentuali, le notifiche e statistiche si sgretolarono in un pulviscolo crepitante e iridescente, piovvero numeri e luce e lettere che evaporarono sulla moquette. Tecnici, informatici, gli addetti agli immensi server si addossarono alle macchine per proteggerle coi propri corpi; gli extraterrestri esagitati in panico rovesciarono gli sgabelli, scaraventarono pc e scaffali e assalirono le scrivanie, scalpitarono, mugghiarono e grattarono con le chele.
«Vi sembra il modo?!», gridava Gini: rauco, scamiciato, paonazzo e calpestato nella ressa di creature che impazzavano tutt'attorno. Laura li vide correre fra i corridoi di apparecchiature come fuggissero, o si inseguissero, per chilometri di tunnel. Caddero fermi, ma in verticale; precipitarono su in basso, proni, contro le alogene del soffitto.
«Il continuum, deficienti! Chi ha toccato l'interruttore?!»
Lei stornò lo sguardo per non vedere e per non svenire... fino a che l'anta restava lì. Sfiorò il display, crollò in cabina e chiuse subito le porte. Gli occhiali spessi del capoufficio, la sua cravatta, una chela nera, la faccia flaccida e il terzo piede l'adipe pallido di un alieno; la voce stridula di un addetto CED che protestava, «ma che casino!»; le incoerenti alternative fra amatriciana, couscous e sushi la inseguirono nello spiraglio fra i battenti inesorabili, che mozzarono un +% ridotto in pixel sul pavimento.
Chiuso. Salva.
«Sono salva!», strillò al microfono. Spinse a caso i pulsanti in alto ai piani veri della torre IstatNE. Sportello al pubblico, economato, info, reception o dirigenza: non le importava, «ma devo andarmene!»
La cabina decollò, salì almeno per mezz'ora. L'istante dopo fermò, si aprì.
E un agente dei Carabinieri la invitò su uno sgabello:
«Cosa... dove...»
Il militare le strinse il braccio, la portò fuori dall'abitacolo, e insisté che si accomodasse su quel sedile graffiato e grigio.
Fra mobilia, calendari e un intonaco da questura.
Un ufficiale la guardò torvo da un'austera scrivania, il cui computer di modelli e moduli per denunce ed effrazioni le sembrò un cancello aperto su una cella di prigione.
«Ci ho ripensato», sorrise Gini: «si è trattato di un equivoco.»
Lei si voltò basita al responsabile Settore NE ch'era in piedi, alle sue spalle, sulla soglia della stanza.
Di un ufficio.
Una caserma.
La Legione Lombardia di via Moscova quartiere Brera.
All'altro capo della città rispetto al sito della torre IstatNE.
Laura assisté al ping pong di necessarie formalità fra il graduato in divisa nera e il grigio anonimo capoufficio.
«... se ne è convinto», si congedarono, «per noi va bene: può andare, è libera.»
«Mi rendo conto che... ma un falso allarme....»
«Non c'è di che. Nostro dovere. Buonasera dottor Gini; buonasera signorina.»
Inebetita si lasciò condurre, abbracciata al capoufficio, giù per le scale attraverso l'atrio fuori il portone della caserma.
Un'auto blu li attendeva all'angolo a motore acceso. Nonostante i vetri grigi riconobbe il conducente: un disgustoso abominio orribile di grasso pallido e con le pinze, che in giacca azzurra e cravatta a righe le sembrò più spaventoso.
«Non voglio, non voglio!»
«Signorina, lei sta ad Expo, siamo in centro: non vorrà mica arrivarci a piedi?»
«Mi lasci in pace! Ci vado in autobus!»
«L'auto è meglio.»
«Le ho detto no!»
«Non mi ringrazia?»
«È tutto assurdo! Per cosa, scusi?!»
«Avrei potuto mandarla in carcere.»
«Io, piuttosto!...»
«Si è introdotta nei sotterranei senza la debita autorizzazione. Ha aggredito il personale. Danni morali per i dipendenti e materiali per le strutture.»
«Quei dipendenti?!»
La creatura le smorfiò d'inequivocabile antipatia. Gini la tirò a bordo, lei gli resistette.
«Non c'è un'alternativa. Nei dieci giorni che le sono occorsi per risalire dai sotterranei l'ho segnalata ai carabinieri: hanno indagato, la arresteranno. Ho deviato il wormholescensore e l'ho fatta scendere nella caserma. Lei, secondo loro, del resto era già lì: perché ce l'hanno portata loro dopo averla prelevata... e in casa, naturalmente. La sua stessa abitazione. Ma ieri sono andato a ritirare la denuncia e venuto, addirittura, a aspettarla e accompagnarla. Cerco adesso di convincerla per evitare sia già accaduto. Lei, domani, o un domani fra i possibili, si troverebbe in un brutto guaio.»
«... Non... ho le vertigini...»
«Privilegi di noi statali: ci spostiamo nel continuum.»
«Ma loro sanno che...»
«Usi obbedir tacendo e nei secoli fedele.»
«Cristo, è un incubo.»
«È più paurosa Milano a piedi: salga, su.»
L'automobile infilò un'arteria trafficata di catorci e i ciclisti avvelenati con cuffie sterili, boccagli e maschere; scooter, auto, tram, anziani e invalidi che incespicavano e fracassavano nelle crepe dell'asfalto. Si smarrirono in un dedalo di interruzioni e lavori in corso, motopicco ed escavatrici che arrugginivano di pioggia. D'ambo i lati delle strade si inclinavano rovine: sedi di uffici, istituti e banche crocefissi di assi e spranghe, con il nastro da imballaggio e colorati di graffiti. Tristi aforismi e murales tetri che negavano il futuro. Gabbiani e storni e piccioni infetti che popolavano i cornicioni, strepito e grida battiti d'ali sui mucchi tumidi di rifiuti. Folle afflitte e intabarrate che camminavano rasente i muri - piuttosto le macerie - le sembrò che si affrettassero ad abissi di miseria. Proiettori, fari spenti, video, monitor e oloschermi muti e immobili in NO SIGNAL e crepitanti di interferenze.
«Ma dove siamo?», lei si stupì.
Gini abbassò il finestrino. La città che si scorgeva dallo spiraglio sulla realtà non era lo stesso orrore che si vedeva attraverso il vetro. Ritrovò i riferimenti e riconobbe gli edifici: le vestigia della Aulenti, Piano, Muzio, incastonate nei plessi austeri dei palazzi novecenteschi. Gli inconsapevoli, gli apericena, gli stesi al lastrico con il cappello e scavalcati da universitarie con i laptop leopardati, le danze ignare di Manolo Blahnik sul limo nero del mondo autentico, solitudini on demand, le vie francigene di gente in stracci all'apparizione dei nuovi iphone, stuoli affamati nei deserti urbani sotto lo scroscio di manna-burger, sorti magnifiche e progressive in percentuali sulle facciate.
Dentro e fuori coesistevano universi paralleli, i continuum si sfioravano lungo i bordi del cristallo.
«Anche quest'auto...»
«... è un mezzo IstatNE: stiamo viaggiando attraverso opzioni, o i probabili sviluppi del nostro tempo in un altro tempo. Sta assistendo al suo paese se si sapesse la verità.»
«Io la conosco. Mi ucciderete.»
«Ma che si crede», rise Gini, «protagonista di un qualche film? L'anima bella che scopre inghippi fatta fuori dai cattivi.»
«Se raccontassi che voi, là sotto... sotto gli uffici di tutta Italia... »
«La ascolterebbero? Lei stessa è incredula. E inoltre ha visto: ho i conti in regola.»
L'auto blu fermò in un vicolo dietro l'angolo dei condomini, fra cassonetti, inceneritori, gramigna folta e rottami e topi.
Spense i monitor, i fari, il motore e l'autoradio. L'esilissimo Branduardi che scorreva in sottofondo.

e tu bel bimbo bimbo mio dolce dimmi cosa vuoi che io ti canti...

L'autista alieno e il capoufficio la fissarono per lunghi istanti. In silenzio. La creatura le ansimava di sgradevoli appetiti.
Lei tremò, volle gridare, ma il terrore la strozzò. La portiera, alle sue spalle, si spalancò con un clac metallico: il dottor Gini la spinse fuori.
Laura cadde prona sull'asfalto fra i rifiuti, lui la salutò dall'automobile che ripartiva:
«Lei è sola, non fa statistica.»
Ratti e mosche, indifferenti, si nutrivano del pattume.


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