Sono onorato di fare parte di un progetto editoriale di grandissimo prestigio, cui non posso anticipare alcunché fatta eccezione per il mio incipit qui di seguito. Dovrete attendere alcuni mesi per conoscere i dettagli: spero, nel frattempo di riuscire a incuriosirvi...

Le campane di Curtea Domnească rintoccarono l'orthros, l'alba livida di ottobre si insinuò dalle finestre, si insanguinò degli smalti rossi delle vetriate della biserica e splendette sui candelabri, le patene e i crocefissi e la seta dei veli candidi sugli altari di granito.
Un Knyaz e i cavalieri sgomberarono i mendicanti, i devoti, i vagabondi e le prostitute rifugiatisi sotto il portico a sopravvivere alla notte ingrata:
«Fate largo ai Principi!», batterono sugli scudi.
Vlad trascinò per mano Radu recalcitrante: il Metropolita li attendeva sotto lo sguardo del Pantocrator nell'immenso mosaico che indorava la volta. I sacerdoti accigliati e neri li accolsero con un inchino, accennarono a che sedessero sulle panche in prima fila: si voltarono all'altare e inginocchiarono alla mensa. Lui e suo fratello, sprofondati nei seggi d'ebano, si assopirono all'odore intenso di sudore e incenso e pece: il prete anziano li rimbrottò, intonarono l'Introitus, e cantarono il Kyrie eleison e ricevettero l'eucarestia.
Il freddo mordeva loro le carni pallide e delicate. Dalle trifore romaniche che ferivano le pareti li investì una luce gelida, spietata, polverosa: Radu, intirizzito, sporcò il sedile di calda orina.
Sopportarono il gelo e i brividi, si congedarono nella pace. I sacerdoti li accompagnarono fin la soglia della chiesa, li riaffidarono alla druzhina con l'araldica del serpente:
«Il principe Radu può tornarsene a dormire: guardatelo, come trema! Non vorremo che si ammalasse. Quanto a voi, principe Vlad, devo condurvi dal precettore.»
«Andrò da solo: sono un ragazzo, ma non temo un erudito.»
I cavalieri di suo padre il voivoda risero forte e lo lasciarono. Lui imboccò le scale che da un ampio peristilio si arrampicavano alle terrazze di una vasta cittadella; il giorno nuovo brillò stregato sui vetri strani e l'ottone e il bronzo di strumenti incomprensibili e gli affusti dei cannoni. Passò attraverso l'ampio scriptorium che tossiva di amanuensi e che friniva di penne d'oca che grattavano sui codici; vide un novizio che si affannava ad una Chronica Slavii Reges a miniare le quattro cifre 1 4 4 3.
Erotocrito non si accorse, non si curò della sua presenza: il suo didascalos era intristito dalla fatica, la pena, un'amarezza di età canuta, a un balcone appartato che si affacciava a sud-est. Il suo sguardo sorvolava l'arsa steppa e la Muntenia, le guglie, le croci e i bastioni di Budapest; scavalcava i monti Rodopi, i Balcani taglienti e bruni e scendeva fino in Tracia a illuminarsi nel mar di Marmara: una visione di seicento veste fino alla splendida Costantinopoli.
«... forse che in Egitto non c'erano sepolcri, che ci hai portati fin qui, lontano, a morire nel deserto?...»
«... e perché è meglio per noi servire qui in Egitto?», il vecchio greco gli fece eco.
«Me la immagino meravigliosa.»
«Sei un cucciolo transilvano: che vuoi saperne di civiltà?»; Erotocrito guardò la miserabile Târgoviste, e i Carpazi crudeli e neri che laceravano l'orizzonte, con una smorfia di dolorosa, schifata, quasi aborrita costernazione; «ma la vita mi ha spiaggiato in questa tetra solitudine: così ha voluto dio.»
E gli sorrise, gli arruffò i capelli e si avvolse nel mantello: il blu e la porpora dell'Oriente scoloriti di tristezza. Attraversarono le gallerie che si affacciavano ai cupi boschi: il didascalos, con il bordone, batteva trochili ed architravi; gli indicava una macchia d'alberi, il bestiame che pascolava e i mercanti, gli artigiani ed i sudditi che affollavano un mondo esterno di strepiti e di eccessi:
«Quercus, columni, bovis et pastoribus.»
«Boves, columnae: sbagli sempre con i plurali. E confondi i nominativi coi genitivi e con gli ablativi.»
«A cosa serve che io conosca il greco ed il latino?»
«Il latino è per regnare quale principe di Valacchia, e il greco è necessario per apprendere l'ebraico.»
«Perché dovrei parlare la lingua dei giudei?»
«Le cose del creato obbediscono ai loro nomi: quali Adamo assegnò loro e quali Cristo li pronunciò.»
«Ma il Vangelo è tradotto.»
«Lo sono anche le oscenità di Plauto e di Aristofane.»
«... è un segreto che devi apprendere, se vuoi essere il padrone...»
Madalin, l'astrologo, si inchinò al loro passaggio. Vlad volle fermarsi a ricambiare quell'omaggio, ma il vecchio greco lo tenne stretto alle spalle e la collottola e lo costrinse a tirare avanti e ad ignorare quel laido mago. Lui non resistette a sbirciare dall'uscio aperto sul segreto vaporoso del gabinetto di scienze occulte: gli ammiccò un maligno invito.

(... continua ...)

Aa. Vv. - SOLO UN DIO CI PUÒ SALVARE

11 racconti di fanta-religione a cura di Claudio Asciuti


Fanta-religione è un termine onnicomprensivo, che raccoglie le fantasie religiose quanto le forme cultuali, le strutture teologiche quanto i sistemi di credenze e affonda le radici nelle forme classiche della narrativa fantastica; dagli dèi innominabili di Lovecraft a quelli mitopoietici di Zelazny, dai labirinti teologici di Farmer alle speculazioni heinleniane, fino al ricco pantheon della fantasia eroica. Una lunga tradizione che ci porta a riflettere sul rapporto fra scrittura e religio, magari a seguito delle parole di Martin Heidegger: "ormai solo un Dio ci può salvare". Parole su cui muovono i racconti di questa antologia di fanta-religione, finalisti e vincitori del premio IF nell'edizione del 2014, che, partendo dalla narrativa fantastica e di fantascienza, riallacciano i rapporti con la religio, declinata attraverso i nuovi culti, le religioni del Libro, le antiche culture della paganitas.

Fiorella Borin, Davide Camparsi, Alessandro Forlani, Giuseppe Cozzolino, Aubrey Alexander Hill, Giuseppe Magnarapa, Manola Pieruccioni, Danilo Donati, Oskar Felix Drago, Enrico Gavarini, Dario Marcucci sono gli autori che con la loro personale poetica si sono cimentati nell'impresa di indagare in un genere che negli anni ha continuato a germinare, stretto fra scienza e secolarizzazione.

Copertina di Vincenzo Bosica


L'antologia sarà presentata sabato 15 ottobre p.v. nell'ambito di Stranimondi


"Si può fare!"
seminario di Necromanzia per dilettanti

dedicato all'emerito Dott. Necr. Gene Frankenstin (1933- 2016)

Oggi apprenderemo il R.I.P e l'ABC di una nobile arte nera: "necromanzia" è la magia operata sulla morte (μαντεία (divinazione, magia) sul νεκρός, (morto)); la più comune"negromanzia", invece, è un calco latino che sostituisce a νεκρός il lemma niger, da intendersi come "magia nera". I termini sono spesso erroneamente confusi.
L'Ateneo dell'Uomo Nobile di Agostino Paradisi (1704), una Treccani in due agili "tomi" del XVIII secolo, fa un ulteriore distinguo:

La necromanzia si esercita affinché, anche mediante alcuni sacrileghi versi, le ombre, o i demoni, animando i cadaveri, ripieni di sangue ancora caldo, predicano le cose future (…) Sciomanzia si dice quando, richiamandosi semplicemente le anime, si pretende sforzarle a dire le cose future.

Ma - dato il carisma intrinseco della figura nel necromante, e un fascino che dal mondo antico perdura in D & D; Diablo e Warhammer Fantasy - suppongo che nessuno voglia dirsi sciomante... c'è anche il caso che vi credano stregoni dello slalom!
Necronecronecro in modo assurdo!
La necromanzia è attestata da tempi antichi: la praticavano i babilonesi, gli egizi, gli ebrei, ne abbiamo testimonianze presso i greci ed i romani. Hollywood ha reso celebre con film quali La Mummia il suggestivo Libro dei Morti degli antichi egiziani (l'equivalente buddista, il tibetano Bardo Todol, alle major non interessa): che, contrariamente a quanto il titolo suggerisce, non contiene le istruzioni per rianimare i cadaveri; è una raccolta di formule rituali per guidare nell'aldilà gli spiriti dei defunti.
Se vi preme animare ushabti, le "statue che rispondono", troverete nell'Asclepio di Trismegisto gli incantesimi che vi servono: attenti, tuttavia, a non confonderli con la magia cabalistica che si usa per i golem.
La nostra è un'arte nera molto pratica e materica. Un esempio è nella Suda - enciclopedia bizantina del X secolo:

Riguardo le evocazioni: compiono determinati rituali che riguardano i morti, spesso per le persone che li pagano per scacciare via gli spiriti. Iniziano cercando la tomba dove colui da scacciare fu sepolto, ma non la trovano subito. Per arrivarci usano uno strano modo: portano con sé una pecora o caprone nero, generalmente tenendolo per le corna; questo da solo si posa sul punto ove il corpo della persona in questione è sepolto e il mago uccide in quell’istante l’animale, per poi bruciarne i resti. Dopo aver recitato alcuni incantesimi e dopo diversi sacrifici si mettono in contatto con i morti per capire il motivo della loro pena o della loro rabbia.

Che cosa vi serve per praticare necromanzia? Pochi ferri del mestiere e un attendibile manuale.
Gli strumenti tradizionali del mago (quei fighetti dei maghi buoni: la spada, la bacchetta, il calice e il pentacolo) sopravvivono a tutt'oggi su ogni tavolo di briscola: sono infatti i quattro "semi" delle comuni carte da gioco derivate dagli Arcani Minori dei nobilissimi Tarocchi: Coppe, Spade, Bastoni e Denari. Li trovate quali attributi dell'Arcano del Bagatto, altrimenti tradotto "giocoliere" o appunto "mago".

Sono strumenti di magia rituale che vanno accuratamente fabbricati e preparati, incisi di simboli misteriosissimi e magicissimi...

o no?
La tradizione vuole che il taglio del ramo d'albero con il quale fabbricherete la bacchetta avvenga a mezzanotte... si prescrivono il sambuco, il nocciolo ed il corniolo con un anticipo di molti secoli sui romanzi della Rowling. Com'è romantico e misterioso! Ma è lo stesso che ha sempre fatto e fa tuttora, per esempio, chi procura legname per i dipinti su tavola. La ragione è molto semplice, non ha nulla di esoterico: a mezzanotte negli alberi si interrompe il flusso della linfa, il che rende più agevole recidere tronchi e rami.
I simboli che trovate sugli athame (coltelli cerimoniali) e sulle vesti, sui pentacoli, l'attrezzatura del necromante non sono lettere "Aklo" dei Grandi Antichi lovecraftiani: non hanno in sé per sé poteri magici. Pur suggestivi non sono infatti che un'errata, maldestra trascrizione dei caratteri ebraici dei Salmi del libro omonimo.
L'occultista contemporaneo Gian Piero Bona, ma già prima i moderni maghi del XIX secolo, sostengono che è importante la volontà del necromante: gli strumenti sono focus. E gli orpelli un po' pacchiani medievali e cinquecenteschi valgono l'attrezzeria di uno spettacolo teatrale.
Aleister Crowley e la sobrietà del mago moderno
In osservanza del dettato magico "potere, osare, tacere" c'è da aggiungere che formule, istruzioni e diagrammi dei grimori sono spesso volutamente incompleti ed errati: fu un modo per nascondere informazioni pericolose...
Necessitato a esercitare nei cimiteri, all'aperto, gli strumenti del necromante sono pratici, essenziali rispetto a quelli del mago: se vi inseguono gli Sprenger-Kramer, i Torquemada ed i Matthew Hopkins si molla tutto e si scappa in fretta!
Spada e/o bacchetta sono il solve e coagula; una fiaccola farà luce e arderà come turibolo e simboli di morte (crani ed ossa trovate in loco) sono il focus degli incantesimi.
John Dee ed Edward Kelley: un circolo magico ed è fatta!
I manuali di magia si definiscono grimori: la parola deriva dal francese gramaire, "grammatica": tanto per intenderci che valgono da abecedari, e senza un buon grimorio nella non-vita non si combina granché. Ne trovate dal medioevo al XVIII secolo: gli archivi segreti delle maggiori biblioteche nazionali vi suggeriscono di adottare, in ordine cronologico:

Il Corpus Hermeticum (1050)
Il Picatrix (1256)
La Chiave di Salomone (XV secolo)
Il Grimorium Verum (1517)
Il Libro di Onorio (1670)

I bagarini delle arti nere tendono a vendervi il Necronomicon, ma spero bene che più nessuno abbocchi agli pseudobiblia!
Il Picatrix: o manoscritto originale miniato o niente, diffidate delle imitazioni!
Perché evocare morti e rianimare cadaveri, praticare necromanzia? Ottenere rivelazioni sulle cose nascoste (spesso e volentieri si tratta di quattrini), predire, sono solo alcuni aspetti della nostra disciplina. I grimori vi istruiscono su incantesimi necromantici che possono esser utili in molte altre occasioni. Qualche esempio:

Per rendersi invisibili: Raccogli sette fagioli neri. Inizia il rito di mercoledì. Prendi la testa di un uomo morto, e poni uno dei fagioli nella bocca, due negli occhi, nelle orecchie e le narici. Incidi sulla testa il sigillo di Morail. Fatto questo, sotterra la testa, con il volto sollevato, e per nove giorni, prima dell'alba, innaffiala ogni mattino con la migliore acquavite (…) Quando troverai spuntati i germogli dei fagioli provane l'efficacia mettendoteli in bocca (…) stai attento a non ingoiarli, poiché l'unico modo per ridiventare visibile è toglierteli dalla bocca.

Per inchiodare un nemico: Va' in un cimitero, togli i chiodi da una vecchia bara dicendo: chiodi, io vi prendo perché possiate servirmi a sconvolgere la vita e causare male a tutte le persone che voglio. Quando vorrai usarli, cerca un'impronta del tuo nemico e, disegnate le tre figure di Guland, Surgat e Morail pianta un chiodo nel mezzo e colpiscilo con una pietra.

La Mano della Gloria si ricava dalla mano di un impiccato disseccata e conservata in salamoia. Costruendo una candela con il grasso di un condannato alla forca o con il dito di un bambino nato morto, e accendendo la candela e infilandola nella Mano, essa paralizza tutti coloro a cui venga mostrata.
"Heil, Nekro!"
La Cena con i Morti - molto più intrigante di certe "cene con delitto" - è un solenne, complicatissimo rituale necromantico della durata di settimane: atto ad avere a desco e conversare dal non-vivo con congiunti scomparsi o con illustri defunti.
La Cena con i Morti dev'essere stata piuttosto praticata se ne resta la testimonianza anche in letteratura. Un esempio fra i più celebri è il Don Giovanni di Tirso da Molina; Moliere e Lorenzo Da Ponte (per citarne solo alcune versioni); la ritroviamo con Pascal Quignard in Tutte le mattine del Mondo.

Un'altra testimonianza dei rischiosi tentativi da parte di dilettanti (è cosa nota che nelle corti rinascimentali si giocasse ai necromanti...) è forse suggerita nel XVII secolo da alcuni versi dell'Euridice di Ottavio Rinuccini:

(...) Sì trionfaro in guerra
d'Orfeo la cetra e i canti
oh figli della Terra
l'ardir frenate e i vanti:
tutti non siete prole
di Lui che Regge il Sole.

Scender al centro oscuro
forse fia facil opra
ma oh quanto, quanto è duro
il pié posar poi sopra!
Sol lice alle grand'alme
tentar sì dubbie palme.

Lasciatelo fare a Sauron di J.R.R. Tolkien che è un vero negromante evocatore di (naz)gȗl: ci rimandano ai ghul arabi che infestano i cimiteri e che si nutrono di cadaveri nei dipinti di Richard Pickman; creature che appartengono ai domini della Morte... A differenza del negromante di messer Ludovico Ariosto imbroglione protagonista dell'omonima commedia (1529).
Se siete necromanti di grandissime ambizioni, e anche questa sera come ogni sera tenterete di conquistare il mondo, ciò che fa per voi è un'armata delle tenebre!
Pieter Bruegel: "Walking Dead I Stagione"; 1562 ca.
Dai "Trionfi della Morte" dei pittori fiamminghi al film di Sam Raimi eserciti di cadaveri rianimati ingaggiano battaglia con i vivi impotenti. È uno scontro che non si può vincere, come cantava De André:

(...) Guerriero che in punta di lancia
dal suolo d'oriente alla Francia
di stragi menasti gran vanto
e fra i nemici e il lutto e il pianto
di contro all'estrema nemica
non vale coraggio o fatica
non serve colpirla nel cuore
perché la morte mai non muore.

Il grimorio Dragone Rosso (1522) riporta le istruzione per la Grande Evocazione:

Fruga la terra delle tombe con le unghie. Assisterai a mezzanotte alla messa di Natale con due ossa incrociate sul petto: al momento dell'elevazione ti alzerai e griderai: "escano i morti dai loro sepolcri". Correrai al cimitero, raccoglierai un pugno di terra, la più vicina a una bara, e tornato di corsa in chiesa vi deporrai le ossa in croce, gridando un'altra volta "escano i morti dai loro sepolcri". Percorrerai 4500 passi in linea retta, senza mai guardarti indietro, spargerai in forma di croce la terra e giacerai come morto, e ancora griderai "escano i morti dai loro sepolcri"

Comprenderete che è difficile praticare questo incantesimo e sfuggire agli inquisitori e i villici inferociti che subito vi inseguiranno con fiaccole e forconi.
Per trasportare legioni morte in battaglia potrebbe esservi utile l'infernale Naglfar: una nave costruita con le unghie di cadaveri cui si accenna nei miti nordici. Naglfar, pilotata dal gigante Hrymir, condurrà le creature oscure sui campi del Ragnarök, l'apocalisse norrena: potrebbe essere meglio che non venga mai completata...
Naglfar: le Arti Nere applicate al commercio marittimo.
La possibilità di animare corpi sul piano materiale piuttosto che evocare spiriti su un orizzonte di ombre ha interessato la letteratura quasi più dell'arte nera. In secoli illuminati, più scientifici del medioevo gli strumenti del necromante diventano tecnologici:
La talentuosa Mary Shelley diciannovenne, in Frankenstein, o il moderno Prometeo (1817), intuì che la soluzione potesse essere nella medicina, la chirurgia e una bella scossa elettrica.
... ad ogni modo, anche Herr Doktor Frankenstein di questo, ehm, libero adattamento teatrale si è munito della buona vecchia spada...
H.P. Lovecraft ha fatto più tentativi: nell'Alchimista (1908) un occultista pluricentenario ammonisce il lettore che "non sai che lo scopo dell'alchimia è stato raggiunto?!"; in Herbert West, rianimatore (1922) si affida alla combinazione fra un "preparato preservante" e un non meglio descritto "farmaco"; nel 1926, nel racconto Aria Fredda, si procrastina la morte con un sistema di refrigerazione ad ammoniaca. Nel più maturo racconto lungo Il caso di Charles Dexter Ward (1927) lo stregone Joseph Curwen riporta in vita persone morte dai "sali essenziali dei loro cadaveri"... e evocando Yogh-Sothoth che in certi casi fa sempre comodo.
E' interessante come Lovecraft/Joseph Curwen non faccia che seguire il timido suggerimento dell'alchimista Vincenzo Soro nel Gran Libro della Natura (XVIII secolo):

La palingenesi dei vegetali non sarebbe che un oggetto di divertimento, se questa operazione non ne facesse intravvedere delle altre più grandi e più utili. Si fa sugli animali ciò che si fa sulle piante (…) quale incanto godere del piacere di perpetrare l'ombra di un amico, quando egli non è più?

Incantesimi praticati da necromanti professionisti: non fatelo a casa, esercitatevi nei cimiteri!





"Si può fare!"
Seminario di Necromanzia per Dilettanti

Evocare orde di zombie per un party da Apocalisse? Radunare una band di banshee per una Notte sul Monte Calvo? Farsi selfie con amici scheletri a un Trionfo della Morte?

Il nostro SEMINARIO DI NECROMANZIA PER DILETTANTI è quello che fa per te!

In occasione di GRADARA ZOMBIE WALK 2016, sabato 24 settembre p.v. Herr Professor, necromante e autore horror Alessandro Forlani vi intratterrà presso il Teatro Comunale di Gradara sul r.i.p. e l'abc di questa nobile Arte Nera!


Un percorso letterario, storico ed esoterico in compagnia dei tetri eccentrici individui che nel corso dei millenni hanno perseverato nel diabolico hobby di rianimare cadaveri!

Gli strumenti che vi occorrono per praticare necromanzia, i trucchi del mestiere e alcune precauzioni per non finire sui roghi dell'Inquisizione.

Un paio di (veri!) incantesimi per tutte le occasioni e il way of un-life del necromante nei secoli più recenti.

Consigli per le letture da tenere sempre sul tombin... sul comodino!

dedicato a Gene Frankenstin (1933 - 2016)


Il docente: Alessandro Forlani, necromante, diffonde perniciose istruzioni su come evocare spiriti maligni spacciandole per racconti di fantascienza, fantasy e dell'orrore pubblicati per Delos Digital. Insegna Arti Nere nei sotterranei dell'Accademia di Belle Arti di Macerata e presso altri Istituti infestati, in quelle buie aule ove agli ingenui studenti è sconsigliato ficcare il naso.  

Nuovo corso di AgendaGeek.it dedicato alla scrittura creativa con Alessandro Forlani, dal 20 ottobre al 24 novembre 2016.


L'editoria digitale ha affermato sui webstore molte collane di racconti brevi dalle precise caratteristiche: fantasy, horror e fantascienza sono i generi più popolari. Il corso si propone di strutturare, scrivere e editare un racconto breve "di genere" (con particolare riferimento al racconto di fantascienza, in tutte le sue forme) da proporre agli editori a scopo pubblicazione.

Il corso è dedicato a chi, nello specifico, abbia già approfondito tematiche di scrittura creativa. Chi si avvicina per la prima volta all'esercizio della narrativa avrà l'opportunità di una concreta esperienza di approccio professionale alla scrittura e ai rapporti con l'editoria.

Il corso è come sempre riservato ai soci della Associazione Culturale Agenda Geek ed ha un costo di 60 euro comprensivo della tessera dell’associazione valida per l’anno 2016; mentre per chi è già socio, il costo sarà di 50 euro.

Compresa nel costo del corso anche la tessera di Stazione Gauss.

Per procedere con l’iscrizione, inviare una mail a fabio@agendageek.it con nome, cognome, numero di telefono e email a cui essere contattati e come consuetudine le iscrizioni verranno chiuse col raggiungimento della quota di 10 iscritti.

Ecco a voi il programma degli incontri, che si terranno il giovedì sera presso Stazione Gauss, Piazza Falcone Borsellino 17, a Pesaro:

Programma

20-10-2016 - Lezione 1: Strategie di Pubblicazione
Come, quale e perché scegliere un editore.

27-10-2016 - Lezione 2: Strategie Strutturali
Concept, Scaletta e Trattamento

03-11-2016 - Lezione 3: Scrivere il Racconto, 1
Prima sessione di scrittura

10-11-2016 - Lezione 4: Scrivere il Racconto, 2
Seconda sessione di scrittura

17-11-2016 - Lezione 5: Scrivere il Racconto, 3
Terza sessione di scrittura

24-11-2016 - Lezione 6: Editing
Sessione di editing

Nota: nelle sessioni di scrittura ed editing i partecipanti al corso saranno invitati alla pubblica lettura e analisi dei loro elaborati

Testi Consigliati:
- Alessandro Forlani, Com'è facile scrivere difficile – prontuario di sceneggiatura e scrittura creativa; Delos, Milano, 2016
- Alessandro Forlani, Com'è facile diventare un eroe – prontuario di scrittura del personaggio; Delos, Milano, 2016
- Alessandro Forlani, Com'è facile vivere in Atlantide – prontuario di scrittura di altrimondi; Delos, Milano, 2016


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Informazioni personali

La mia foto
sedicente scrittore, è nato negli anni '70 del XVII secolo, si è reincarnato nel XIX, nel XX e millenni a venire. Nerd, negromante e roleplayer e autore "difficile" di racconti fantastici. Di giorno si impaluda da docente universitario e ciacola di sceneggiatura, cinema e scrittura; di notte, che dovrebbe far l’artista, piuttosto guarda film, legge fumetti, ascolta musica barocca, gioca a soldatini e poi va a dormire. Perché crede che sia più sano scrivere in questo modo.