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mercoledì 17 settembre 2014

"Cenere" - nuova pubblicazione

Disponibile su Amazon e gli altri webstore il mio nuovo e.book horror per i tipi di Imperium: Cenere.



Cenere di Alessandro Forlani – Edizioni Imperium – collana horror
(dall’autore Premio Urania / Mondadori 2011)

I garage e gli ascensori sono infetti di sozzura, e inquietanti animaletti si nascondono nei sottoscala. Il signor Soro ha fatto una brutta fine, e ha lasciato sugli scaffali certi libri deliranti...  In un torrido agosto di desolazione e paura, gli inermi inquilini di uno strano condominio soffocheranno nelle ceneri di un esperimento alchemico sbagliato.

Contiene anche il racconto Rincorrere i vermi: 
L'odio di un apprendista per l'anziano maestro lo precipita in un vortice di delitto e follia. Tenebrosi poteri avvelenano la vita di una piccola città del XVII secolo, ectoplasmi ed entità demoniache si manifestano nelle botteghe degli occultisti. Ma forse è il delirio di una mente disturbata, cui il lettore è complice involontario e unico testimone...

Copertina: Marco Alfaroli

martedì 16 settembre 2014

Il Narratore del Buio - temi, suggestioni e strutture nell'opera di H.P. Lovecraft


Nel raccogliere le idee per la conferenzina a Gradara Porta Inferi di domenica 21 settembre p.v. alle ore 18.00, già che c'ero ho scritto qualche rigo (fa sempre comodo un articolo nel cassetto): eccolo qui di seguito.


Il Narratore del Buio
temi, suggestioni e strutture nell'opera di H.P. Lovecraft


Il titolo di questo breve esercizio è un omaggio e una parafrasi di The Haunter of the Dark: fra i racconti più popolari di Lovecraft e che propone un ampio spettro di temi, suggestioni, tecniche narrative di HPL e testimonia dei suoi rapporti letterari e epistolari. È noto, infatti, che The Haunter of the Dark fu scritto da Lovecraft in simpatica “tenzone” e con dedica a Robert Bloch1: che, con il cognome di Blake, è qui l'allucinato protagonista (un po' caricaturale e maudit) dell'ennesima epifania di orrori interstellari, cosmici & abissali; scongiurati da un'aborrita comunità di italiani (gentaglia quali i "negri" gli "immigrati" e i "meticci" di altre storie: dal Richiamo di Chtulhu al Modello di Pickman) la cui guida spirituale è un tale Padre Merluzzo (!).
Lo “scrittore e pittore” Blake, “totalmente dedito al mito, ai sogni, al terrore e alle superstizioni” (come l'omonimo settecentesco britannico?)2, e che esplora “l'enorme e cupa” chiesa di Federal Hill, dalla “guglia appuntita, nera, contro il cielo fiammeggiante”, conferma, ancora nel 1935, anno di composizione di The Haunter of the Dark, quel doppio binario della poetica lovecraftiana di orrore gotico o cosiddetto tradizionale (Herbert West; I Topi nel Muro...) e della "rivoluzione copernicana dell'orrore" attribuitagli da Fritz Leiber per il Ciclo di Chtulhu (già a mio parere solidissimo in Dagon (1917); ma il cui punto di svolta sono i racconti del '26).


Lovecraft è l'autore di un raffinato e "temuto" saggio, benché non osannato come Danse Macabre di Stephen King, sull'Orrore soprannaturale in Letteratura (1927). Fra i sonori ammonimenti del libro, leggiamo:

Sarà bene sottolineare qui che coloro i quali credono nell'occulto sono probabilmente mano abili dei materialisti nel proporre il tema spettrale e fantastico, poiché per essi il mondo dei fantasmi costituisce una realtà talmente ovvia che tendono a rapportarvisi con minore soggezione, distacco e solennità di quanto non facciano coloro i quali vedono in esso una profanazione assoluta e prodigiosa dell'ordine naturale.

E ancora:

I racconti fantastici seri, o esprimono un intenso realismo contrassegnato da una stretta aderenza e da una assoluta fedeltà alla natura, tranne quando l'autore si concede un viaggio attraverso i sentieri del soprannaturale; oppure si lanciano completamente nel regno della fantasia, creando un'atmosfera resa abilmente idonea a visualizzare un mondo irreale, di un delicato esotismo, collocato al di là del tempo e dello spazio, nel quale tutto può accadere, in armoniosa sintonia con certe forme di immaginazione e di illusione che sono normali in una mente umana in grado di recepirle.

Accanito sognatore epperò materialista, sprezzatore dei "mondi magici" alla Ernesto De Martino, e biologo e astronomo dilettante, HPL è coerente col primo assunto, quando scrive il proprio cosmo orrorifico: razionale, e scioccato positivista, che si affaccia all'onirico (all'incubo, meglio); che si azzarda a percorrere, da sonnambulo, nella pagine oniriche della Saga di Randolph Carter.
Ma lo sono, soprannaturali, gli orrori di Lovecraft? No, probabilmente.
Le creature di HPL partecipano totalmente, e in modo perfetto, di quella persistente corruzione dell'universo evocata in Nyarlathotep, ed espressa dal celeberrimo distico “non è morto ciò che in eterno può attendere / e con il trascorrere di strani eoni la morte stessa può morire”. Sono ben più avvertite e consapevoli di noi della Legge dell'Entropia. Se leggiamo tre racconti capitali che descrivono l'opera degli Antichi nel mondo, ci accorgiamo che i Mi-Go di Colui che sussurrava nelle tenebre; la Razza di Yith dell'Ombra calata dal tempo e gli asteroidei delle Montagne della Follia agiscono da scienziati, non da stregoni: benché la loro scienza, aliena e non-umana, ci appaia più sinistra di qualsiasi stregoneria.
Guardando Joseph Curwen all'opera ne Il caso di Charles Dexter Ward, o assistendo agli incantesimi "non euclidei" della vecchia Keziah Mason ne La casa delle streghe, abbiamo l'impressione di esperimenti scientifici: al limite dell'ortodosso, sì; ma più ricerche che riti magici-cerimoniali quali quelli dell'occultismo tradizionale.
La magia, il soprannaturale, sono solo l'approccio ai Grandi Antichi di culture e di cultisti primitivi, abbrutiti, e in contesti degradati: per esempio le baccanali per Chtulhu nelle paludi circostanti New Orleans. Ma il Grande Dormiente, come Dagon, non si ridesta perché evocato dagli incantesimi: ma in seguito a movimenti tellurici del fondale oceanico; a fenomeni naturali che annichiliscono l'uomo.
Gli stessi pseudobiblia di Lovecraft, dal “detestabile Necronomicon” al De Vermis Misteriis; i Manoscritti Pkanotici; eccetera, molto spesso svolgono nei racconti la funzione di encyclopédie dell'universo del Ciclo; non sono grimori come quello di Papa Onorio o la Clavicula Salomonis. Dove anche gli occorressero incantesimi, l'approccio di HPL con la “magia nera, nelle sue forme peggiori” è quello "laico", pratico, naturalistico di Francis Barrett3: che nel Magus (1801) avverte, senza afflati di misticismo, che “facendo certe cose, si ottengono certi risultati”; spogliati i talismani dei caratteri in ebraico e le formule degli incanti dai versetti dei Salmi.


Un equivoco comune nel descrivere i Grandi Antichi, e un modo grossolano di definirli, è che si tratta di entità extraterrestri scese sulla Terra in epoca remota. Il che, soprattutto quest'anno, allo scadere dei diritti d'autore, temo provocherà, come in parte è già accaduto, banali invasioni nei fumetti, nei cinema, nei videogame e nelle serie televisive, di abomini infoiati per il nostro bel pianeta; con Azatoth, insomma, che va a braccetto con Galactus. Non si insiste mai abbastanza sul fatto che Lovecraft abbia usato l'aggettivo seeped ("filtrate", dalle stelle!) per esprimere la loro condizione. E to seep sta anche per "essere recepito"; e mi sembra una lettura interessante l'intendere che gli Antichi non sono calati o caleranno dal cielo: bensì è il nostro accorgerci, dietro il velo di Maia, dell'orribile, sconcertante e vero ordine delle cose: cui alludono gli aforismi di HPL sul terrore dell'ignoto quale massimo spavento; la consistenza infinitesimale del nostro mondo rispetto all'inconcepibile Altrove:

D'improvviso anche a me sembrò di possedere una vista aumentata e sul caos di luci e ombre si impose un'immagine che, per quanto vaga, aveva una sua permanenza e consistenza (…) Forme indescrivibili, vive o no, parevano mescolate in un disordine disgustoso e intorno agli oggetti familiari c'erano mondi interi di entità ignote, sconosciute. Sembrava che le cose familiari entrassero nella composizione di oggetti sconosciuti, e viceversa (…)
«Le hai viste? Le hai viste? Ti rendi conto delle cose che ti nuotano e sbattono intorno in ogni momento della tua vita? Vedi che razza di creature riempiono l'aria fresca, il cielo azzurro?» (From Beyond; 1920)

Riguardo ai singoli episodi e circostanze di incontro con l'orrore, troviamo che l'orribile viene sempre dal basso e dall'interno; è l'esito di uno scavo o fisico o metaforico. Spedizioni archeologiche, restauri di edifici, cantine svuotate o indagini genealogiche; acquisizioni dei beni di un congiunto o ricerche sul suo passato... o sul proprio. L'orrore di HPL è nelle fondamenta di ciò che crediamo di essere, di abitare e di sapere. L'apice, in questo senso, sono i racconti come The Very Old Folk; o I topi nel muro o La maschera di Innsmouth: i cui protagonisti non soccombono semplicemente all'orrore, ma ne sono a priori corrotti nel dna.


Ho sempre avuto la fissazione di una strana, significante coincidenza di date fra la svolta all'orrore cosmico di H.P. Lovecraft - perturbante l'antropocentrismo del XX secolo - e gli Ossi di seppia di Eugenio Montale: che ha inciso sulla lapide delle nevrosi contemporanee gli spietati endecasillabi “codesto solo oggi possiamo dirti, / ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”. Ma è una suggestione che è tirata per i capelli. Come anche la somiglianza nell'affiorare dal buio fra il Grande Chtulhu e Moby Dick di H. Melville. È buffo, tuttavia, che ci sembrino "lovecraftiani ante-litteram" gli scorci espressionisti del Gabinetto del Dottor Caligari disegnati da Walter Roehrig, Walter Reimann e Hermann Warm4 (1920); i cui personaggi si muovono in vicoli che sono troppo simili a quelli di R'lyeh. Così, allo stesso modo, la Londra “città irreale” della Waste Land di T. S. Eliot (1922) potrebbe essere la capitale di un Unknown Kadath; e l'Inferno “deep horror of eyes and of wings”, del Wanderings of Oisin di W. B. Yeats (1889), assomiglia davvero tanto alle grotte di The Festival.
L'ammissione del giovane Wilcox ne Il Richiamo di Chtulhu, circa la tavoletta con il “fantastico bassorilievo” che

«È nuova, certo: io stesso l'ho fabbricata questa notte mentre sognavo di strane città; ma i sogni sono più vecchi dell'antica Tiro, della Sfinge misteriosa o di Babilonia ornata di giardini»

non sfigurerebbe nel Manifesto di André Breton (1924); e l'Obelisco nero di Remarque (1956), che fa da lapide a tutto un mondo capovolto dalla guerra del '14-'18, è un frammento del monolite di Dagon presso cui si spiaggia un naufrago del conflitto; "morto per acqua", come Fleba il Fenicio5,

in una massa disgustosa di fango nero che si estendeva intorno a me a perdita d'occhio (…) ma è assurdo sperare di trasmettere, a parole, l'orrore che gravava su quel deserto di assoluto silenzio e di sconfinata vastità.

Quante strane affinità elettive, soprattutto per un autore che è dato certo dai suoi biografi non avesse frequentazioni coi suddetti colleghi! Ma si tratta, come ho detto, di impressioni personali.6


Se i ciclopici edifici degli Antichi non rispondo alle leggi della fisica, i racconti di HPL, all'esatto contrario, obbediscono a un modello strutturale piuttosto semplice ed efficace.
All'inizio della storia l'orrore è già accaduto; è in corso, peggio ancora, e ormai non è possibile scongiurarlo e bandirlo. Ciò ci pone in condizione di vittime, e oppressi da una cappa di palpabile angoscia. E Lovecraft o l'Io Narrante (espediente ideale) ci avverte, con allusioni incomprensibili, contraddittorie e sinistre, che leggeremo un resoconto di fatti che, dopo, non avremo piacere di esser stati ad ascoltare:

È vero. Ho sparato sei colpi in testa al mio migliore amico, ma spero di dimostrare, con quanto racconterò, che non sono il suo assassino (La cosa sulla soglia; 1933)

E la scelta di personaggi ed Io Narranti protagonisti molto simili "per estrazione" allo stesso HPL fa sì che al giorno d'oggi, da alcuni certosini delle tecniche narrative, l'autore venga additato come un verboso effettato che pecca di infodump.
Lovecraft, purtroppo, non è del tutto in grado di assumere personalità differenti: se lo fa (se ci prova), come per esempio con l' “Ufficiale della Imperial Marina Germanica Karl Heinrich Graf Von Altberg-Ehrensteinnel” de Il tempio (1920), l'effetto è macchiettistico. Idem, allo scavo psicologico ben riuscito di certi protagonisti corrisponde il tutto-tondo molto "pulp" di villain quali Tillinghast di From beyond o il Pickman dell'omonimo Modello. E un punto di debolezza della scrittura di HPL è imbattersi di tanto in tanto in marinai, ispettori di polizia, viaggiatori di commercio e contadini, eccetera, un po' troppo improbabilmente edotti in storia dell'arte o nei miti sumeri...
Ed ecco che si procede all'affiorare dal fondo: la quieta normalità dell'esistenza dei personaggi è messa in forse da un "perturbante" che è spesso un reperto; non un episodio o "incidente scatenante" come insegnano le Strutture in Tre Atti. Quella fisica testimonianza di un Altrove sconcertante non sarebbe, di per sé, spaventosa o mortale: dopotutto, siamo in grado di sopportare una tiara, un orologio, un idolo o un vecchio libro benché appaiano disgustosi nella fattura e deliranti nei contenuti. Ciò che ci toglie il sonno è che l'oggetto in questione o si trova fuori posto o non dovrebbe neppure esistere: è un tal punto di fuga delle certezze euclidee che è presto la realtà ad abdicare in suo favore.
Basterebbe disfarsene: ma una volta che ha sbirciato Al Di Là, e ormai compromesso, il narratore/protagonista deve andare fino in fondo: non fosse per la necessità, già diventata sopravvivenza, di scampare a labirinti come le strade di Innsmouth, nottetempo gremite di Deep One; oppure disintossicarsi da quella Casa sfuggita o dai miasmi del Colore che è venuto dallo spazio.
Il terribile è che, quanto più il protagonista si inabissa nell'Ignoto, tanto più disseppelisce l'apparente più-noto, ovvero se stesso:

Poiché esitavo, il vecchio prese lo stilo e la tavoletta e scrisse di essere l'unico rappresentante dei miei padri; (…) quanto a me, era previsto che sarei tornato. I misteri fondamentali non erano ancora stati celebrati. Scriveva con una grafia arcaica, e vedendo che ancora esitavo estrasse dalla tunica un anello con il sigillo e un orologio, tutti e due con l'insegna della mia famiglia, per dimostrare che ciò che aveva detto era vero. Era tuttavia una prova orribile, perché sapevo dai vecchi documenti che quell'orologio era stato sepolto con un mio trisavolo nel 1698. (The Festival; 1923)

All'avvio del racconto spesse volte un po' lento, in quanto appesantito di informazioni di background, o che inciampa in fatterelli di suspence troppo ingenua per il lettore moderno (“nel 1692 quattro miei antenati erano stati impiccati per stregoneria, ma non sapevo dove”...), corrisponde una chiusa di laconica brevità. Una delle mie preferita è nel Richiamo di Chtulhu:

Questo era il contenuto del documento che lessi, e ora l'ho sistemato in una scatola di latta insieme al bassorilievo e alle carte del professor Angell. Per completezza, unirò al tutto il presente resoconto: è la prova della mia sanità mentale, l'unico testo in cui siano stati riannodati i fili di un intreccio che spero nessun altro vorrà ricomporre (…) Non credo, del resto, che la mia vita sarà lunga. Anch'io finirò come sono finiti mio zio e il povero Johansen. So troppo, e il culto esiste ancora.

Anche se il finale non è sempre esplicito, come ne L'estraneo (1921), il modello strutturale di Lovecraft ammette a questo punto l'appartenenza/complicità o la resa del protagonista con/nei confronti dell'orrore di cui racconta. Dove il resoconto è quello di un Io Narrante, tecnica che enfatizza l'empatia con il lettore, l'effetto è maggiore: perché sentiamo di condividere le confessioni di un folle e vacilliamo sul ciglio della sua stessa follia.
Ed è come se il rigo bianco che sta in fondo alla pagina ci insultasse allo stesso modo di quella voce da Big Cypress:

«Idiota, Warren è morto!»


1 Robert Bloch (1917 - 1994) è stato uno scrittore e sceneggiatore statunitense, autore di numerosi libri horror, fantasy e gialli. Tra i suoi libri più celebri va citato Psycho, da cui Alfred Hitchcock trasse l'omonimo film. La sua opera fu segnata dall'influsso di H.P. Lovecraft con cui ebbe, giovanissimo autore di Weird Tales, un fitto rapporto epistolare. Bloch scrisse anche le sceneggiature per tre episodi di Star Trek negli anni '60.
2 William Blake (1757 - 1827) è stato un poeta, incisore e pittore inglese. Largamente sottovalutata mentre egli era in vita, oggi l'opera di Blake è considerata estremamente significativa e fonte di ispirazione sia nell'ambito della poesia sia delle arti visive. I suoi versi simili a profezie costituiscono quello che, in rapporto ai reali meriti, è il corpus poetico in lingua inglese meno letto. Altri hanno lodato l'arte pittorica di Blake al punto di proclamato di gran lunga il più grande artista che la Gran Bretagna abbia mai prodotto. Considerato un tempo pazzo per le sue idee stravaganti, attualmente è invece molto apprezzato per la sua espressività, la sua creatività e per la visione filosofica che sta alla base del suo lavoro.
3 Francis Barrett (1770 - ?), sedicente “studioso di chimica, metafisica, e filosofo occulto”, tradusse in inglese i testi cabalistici e altri antichi autori magici, fra i quali Cornelio Agrippa. Pubblicò le sue ricerche esoteriche nel volume The Magus; che esercitò un'influenza notevole nel revival vittoriano dell'occultismo.
4 Gli scenografi e costumisti del film di Robert Wiene.
5 Protagonista del IV "movimento" di The Waste Land.
6 Sono lieto, però, di essere in buona compagnia: nella sua introduzione a I miti dell'orrore; antologia Mondadori pubblicata nel 1990, Giuseppe Lippi scrive: "Negli anni fra le due guerre Lovecraft propose una visione del mondo allucinante e straniante, che pur non servendosi dei mezzi tecnici del modernismo ha, nello spirito, qualcosa che l'accosta ai rivolgimenti del cubismo e del futurismo (…) Il potere visionario che si sprigiona dalle pagine migliori ha forti richiami con il metallismo delle metropoli futuriste, con le ardite angolazioni della pittura d'avanguardia (…) E moderno, innegabilmente, è il tema della dissoluzione del mondo."

mercoledì 10 settembre 2014

Porta Inferi & Zombie Walk


Domenica 21 settembre p.v alle ore 18.00 in occasione di Gradara Porta Inferi, terrò una conferenzina dedicata a "Il Narratore del Buio - temi, suggestioni e strutture nell'opera di H.P. Lovecraft": vi aggiornerò sui dettagli.

L'incontro sarà l'occasione per presentare altresì la Collana Horror di Edizioni Imperium, cui partecipo con il racconto Cenere

In un torrido agosto di desolazione e paura, gli inermi  inquilini di uno strano condominio soffocheranno  nelle ceneri di un esperimento alchemico sbagliato (copertina: Marco Alfaroli).



Vi segnalo anche i titoli delle sorelle Barbara e Maria Teresa De Carolis: che sempre a Gradara, nell'ambito della Zombie Walk del 20 settembre parleranno di "Morti viventi nella letteratura cinematografica: dalle leggende alla realtà; prontuario di sopravvivenza". Consiglio ai divoratori di e.book di partecipare a entrambi gli incontri: avranno una gra(tis)dita sorpresa... ;-)


Se la vostra amata compagna si trasformasse in uno zombie senz’anima, voi cosa fareste? Tra orde di zombie affamati il vecchio Samuel farà di tutto per portare a termine il suo piano.


L’ossessione per una donna, l’amore folle esploso improvvisamente crea nel protagonista un pensiero  fisso: poter ammirare, anche solo da lontano,  l’oggetto del suo amore. È la genesi di un assassino,  insospettabile, mai volgare. Questo racconto pilota  è il primo di una serie che dai colori noir sfumerà  nelle tonalità dell’horror e del soprannaturale.  Esercizi di stile omicida in carriera.
Vi aspetto al Castello barcollanti e impauriti!

venerdì 29 agosto 2014

Corsi di Sceneggiatura presso ArteM

Sono aperte le iscrizioni al mio Corso di Sceneggiatura presso ArteM - Associazione Culturale della Provincia di Pesaro e Urbino. Ecco informazioni e programma:

Località:

PESARO

Via Mameli 38 - Centro Direzionale Benelli, Pesaro, Marche, Italy
Informazioni sul Corso:
Categoria:Corsi di Formazione Artistica ArteM
Inizio:Venerdì, 07 Novembre 2014 - 20:30
Fine:Venerdì, 30 Gennaio 2015 - 22:30

 DURATA DEL CORSO: 
20 ore (10 lezioni da 2 ore per un giorno alla settimana) orari 20:30 - 22:30 il venerdì.
Inizio corso al raggiungimento del numero minimo di 5 iscritti.

Il corso fornirà allo studente tecniche, metodi, strumenti narrativi propri della scrittura per il cinema e il video; con incursioni nello script per il web, il fumetto e nell'ambito storytelling. Il percorso prevede una parte teorica di carattere narratologico e grammatico/filmica: finalizzata all'apprendimento delle regole, le tecniche, le convenzioni tipografiche e editoriali di scrittura per il cinema e per il piccolo schermo. Inoltre la visione, la lettura e l'analisi di testi televisivi, filmici e letterari. La parte teorica sarà completata da frequenti esercitazioni e verifiche scritte.
PROGRAMMA DIDATTICO:
  • INTRODUZIONE AL CORSO Clustering - Soggetto – Scaletta – Trattamento – Sceneggiatura - Decoupage Tecnico / "Sceneggiatura di Ferro": definizione e convenzioni tipografiche. Esercitazione scritta sulla forma Soggetto
  • ELEMENTI DI GRAMMATICA FILMICA
  • STRUTTURE NARRATIVE Storia e Racconto – Nuclei e Indizi - Modello Attanziale – Struttura in Tre Atti – Struttura in Nove Atti – Viaggio dell'Eroe. Altri strumenti tecnico/strutturali: "Scene-Sequenza"; Montage; Establishing; Flashback; Flashforward. Analisi strutturale di testi filmici
  • STRUTTURARE IL PERSONAGGIO Enneagramma del Personaggio
  • IL DIALOGO Dialogo cinematografico e dialogo televisivo ("iterativo"). Esercitazione scritta sul dialogo
  • LA SCENA
    La scena come unità narrativa – il principio dello "show don't tell". Esercitazione scritta sulla scena.
  • I GENERI LETTERARI/CINEMATOGRAFICI forme, criteri e destinatari della narrazione "di genere" – la sceneggiatura "on spech"
  • DEFINIZIONE E COMUNICAZIONE DI UN UNIVERSO NARRATIVO
    Fonti e "Tradimento" delle Fonti – Filologia, Citazione e Suggestione
  • ALTRE FORME DI SCRITTURA FILMICA E VIDEO Serie; Microfiction/Webseries – dodecalogo della Microfiction; scrivere le forme "Docu"; Spot; Videoclip; Booktrailer; Blognovel; "Round-robin". Esercitazione progettuale per una webserie.
Il Corso prevede la visione e l'analisi di produzioni cinematografiche, televisive e web; nonché la lettura e l'analisi di testi letterari.
MODALITA' DI SELEZIONE:
il corso sarà effettuato al raggiungimento minimo di n. 5 iscritti. Se non si riuscirà a raggiungere il numero minimo previsto, si effettueranno i rimborsi delle quote già versate. A fine dell’intero corso verrà rilasciato per ogni partecipante richiedente un attestato che qualifica le competenze apprese durante il corso. * Il programma può essere soggetto a variazioni in base a specifiche richieste del partecipante.
DOCENTE
Alessandro Forlani è docente di Sceneggiatura, Drammaturgia e Videoteatro presso l'Istituto di Comunicazione Visiva Multimediale e Spettacolo dell'Accademia di Belle Arti di Macerata; è docente di Scrittura Creativa presso Scuola Comics Pescara ed è stato tutor e docente a contratto di Regia e Costumistica Teatrale e Cinematografica presso l'Università di Bologna (DAMS e Tecniche della Moda e del Costume). Premio Urania e Premio Kipple 2011 con il romanzo “I Senza-Tempo”; Premio Stella Doppia 2013 con il racconto “Materia Prima”; pubblica saggi, romanzi, antologie di narrativa fantastica in cartaceo ed e.book presso vari editori.
COSTO
Iscrizione annuale all'Associazione ArteM euro 20,00 + euro 150,00
L'iscrizione ai corsi dovrà essere effettuata tramite il nostro sistema informatico e si completerà con il pagamento dell'importo richiesto, tramite una delle seguenti procedure a scelta: carta di credito / paypall - bonifico bancario - in contanti - prendendo accordi con la nostra segreteria.

Contatti:

ARTEM ASSOCIAZIONE CULTURALE

Via Mameli, 38 (Centro Direzionale Benelli)

61121 Pesaro PU

Provincia di Pesaro e Urbino 
Marche - Italy
Tel. 346.13.83.883
Siamo reperibili telefonicamente dal lunedì al venerdì 
(escluso il giovedì) dalle 18:00 alle 20:00


giovedì 21 agosto 2014

Cartoline Steampunk e una foto di gruppo

Sto completando il secondo libro di Clara Hörbiger, e come il solito mi occorrono scarabocchi per "vedere" certe scene e scrivere di conseguenza. Nell'ordine: la nostra eroina rapita da un roboto (Capitolo 11):


... che si rivela non automa ma golem e affronta un Esoscheletro Krupp (Capitolo 12):


Uno studio di Bombardigibile Oculo-Occulto Savoia (l'equivalente degli odierni stealth: non chiedetemi come faccia a funzionare! Non ci ho ancora pensato!)


... e Incursori Racchettieri Savoia che si calano su una chiesa di Vienna (Capitolo 14); in vista dell'episodio della Cripta Meccanica.


E chiudo con una "foto di gruppo" (tentativo malriuscito a colori) di quasi tutti i protagonisti dei miei romanzi e racconti. Da sinistra, di spalle, c'è Tristano, il Grande Avvilente; Clara sulle ginocchia del Senza-Tempo Monostatos (c'è una certa affinità elettiva, mi pare...); Eleanor Cole al centro con Farinelli; il Commissario Politico Anatoliy Volkov e, sullo sfondo, Nauzikaa e "Rommel" ancora dai Senza-Tempo. A terra c'è un Selenita stecchito (ben gli sta, fottuto alieno!); in cielo, la Macchina Insurrezionale di Monsieur Banlieunoir incrocia un'helionave del XXVII secolo.


sabato 16 agosto 2014

Clara Hörbiger - 12


12.
Il roboto sfondò nel corridoio, le scale, schiantando chicchessia gli si parasse di fronte: domestici e soldati, rovesciati negli angoli, tossirono di sangue e catarro e denti rotti, con i labbri spaccati dai cazzotti di ottone. Sciabole si infransero sul petto di metallo, e le salve delle Gasser scintillarono inefficaci. Clara era aggrappata, stordita e nauseata, gambe all'aria coi ricci sciolti su una spalla dell'automa.
«... e mi si vedono le mutande!...»
Stai zitta, mocciosa.
Quel puzzo di cose organiche e morte, e cattive, la attossicava; epperò si rese conto d'un tratto, e stupì, che benché fosse appoggiata alla caldaia del roboto, e con il tubo di scappamento che le premeva alla faccia, che il boiler non buttava né vapore né cenere: l'automa era freddo. E insozzava i pavimenti di una sorta…
«... sembra argilla...»
La portò giù per le scale fin nell'atrio, nel salone di ingresso. Gli impiegati, i domestici, si acquattarono ai mobili; le signore e le servette si accasciarono svenute. Gli ufficiali si intestardirono di resistergli: le pallottole e stoccate, le bestemmie, e le prese di lotta, le scrosciarono tutt'attorno né scalfirono il roboto, che se la tenne più stretta al collo e cozzò su un'altra porta. La abbatté con un pugno: corse sopra a quell'uscio scardinato, e scheggiato, e uscì nel cortile fin il portale di ingresso.
Fra i comò fatti in pezzi, fra i sofà ribaltati, scavalcati gli atterriti che guaiolavano sdraiati in terra, Caterina li inseguì con un'audacia assassina.
I Feldjäger di sentinella, in esoscheletro Krupp, sferragliarono all'attacco sulle porte della reggia.
«Oddio, la bambina!», l'Oberleutnant gridò.
Clara si appiattì sul carapace di ottone, i proiettili di gatling le fischiarono incontro. L'automa scansò con impossibile destrezza, sopportò tutt'una scarica alle braccia e addosso il petto.
«... e adesso perde l'olio, la brace e gli ingranaggi! Lo abbattono, mi salvano da questo mostro impazzito!...»
Rassegnati, a' regazzina: c'hai da venire commé.
«... questa voce che è come dentro l'automa... quest'accento romanesco!...»
Ma dai fori di pallottole e gli squarci nell'armatura non gocciolarono il cherosene né tintinnarono le rotelle. Quell'olezzo le sforzò un altro conato: vomitò testa all'ingiù, quasi priva dei sensi, sulle placche di metallo crivellate e lacerate. E i pezzetti dell'addome, le ginocchia e gli spallacci fracassarono sui marmi che fumarono di bossoli.
E non c'erano, dentro, gli ingranaggi e l'idraulica; la caldaia, le cordicelle e quegli aggeggi dei roboti: c'era argilla impastata con ossicini e capelli, gocciolante un umore che odorava di orina. Un impasto schifoso, che era viscido, e vivo, e espelleva i proiettili e si aggrumava di nuovo intatto.
«... ed è simile ai miei carrion», Clara rabbrividì; e gridò a Caterina che non era un automa, «è inutile sparargli!...»
«Cos'hai detto?!», si imbestialì la vichinga, già assordata dal revolver che le tuonava nel pugno.
Una scarica di otto colpi dritti in fronte a quella cosa: la sua testa di barattolo s'incrinò e si spaccò.
Caterina sbiancò con l'arma scarica: teufel, mein gott!; Clara sentì i Krupp, sulla soglia della reggia, che esitavano all'assalto con i mitra ammutoliti.
Non riusciva a vederli, ciondoloni com'era.
«Cosa aspettano, 'sti cretini?!»
Nei cristalli dell'abitacolo dei Feldjäger dinanzi a sé vide il volto orripilante nell'involucro spezzato: una faccia abbozzata, limacciosa e feroce, con un occhio, qualche dente, un orecchio e cartilagini: pezzi guasti d'un cadavere in un panetto di fango. Sulla fronte erano incisi tre caratteri in ebraico.
Lei ne aveva lette, di quelle storie dell'Est Europa:
«Santo Cielo!», sbigottì, «Non esistono, i golem
Il mostro si scrollò dal carapace fasullo e restò, invulnerabile, un organico orrore: visceri essudavano in un impasto di argilla, irrobustito d'ossa umane spaiate e gomene e listelli tutti incisi di lettere.
Gli Jäger, nei cockpit, si segnarono inorriditi.
Michele, paonazzo, precipitatosi per le scale, li raggiunse nel cortile e si strinse a Caterina; strabuzzò con un occhio pesto, tutt'eccitato dal golem.
«... guardalo, com'è contento il cretino! Salvatemi!...»
«... è roba del tuo genere», inghiottì la vichinga, «sforzati, bambina; puoi fargli... un incantesimo?!...»
L'olezzo, la nausea, i sussurri maligni, le offuscavano le idee le ottundevano i sensi. L'abbraccio di quel coso, la terra e le budella, le inzaccheravano mente e corpo e le assopivano la coscienza; la fanga e le frattaglie le traboccavano dalla testa!
«... è più forte, e non ce la faccio...»
Desisti, bambina.
Il golem calciò Caterina in un angolo, e stese Beltramini con un alito di oltretomba. Gli Jäger eruttarono tutt'un nastro di munizioni: gli si smorzarono nel corpo molle; e schioccarono le enormi chele meccaniche e sbuffarono all'assalto.
L'essere corse incontro i due Krupp, e affondò con un pugno nell'abitacolo di un pilota: la cabina si insozzò di una schifida poltiglia, e il golem calpestò l'esoscheletro che si incendiò sul pavimento annerito. Li avvolse una nube di vapore e di cenere.
Li assaltò l'altro Jäger, mulinò le tenaglie: le affondò nel ventre molle del mostro e spruzzò tutto il cortile di interiora e di fanghiglia, si accanì con la mitraglia dentro il petto dell'orrore. Ma le viscere e l'argilla, le assicelle e le ossa, si mescolarono, si ricomposero, negli squarci e le ferite: e il golem strappò l'arto con la chela dell'avversario, gli stritolò la mitragliatrice fra gli artigli terrosi; lo abbatté disarmato, in un angolo dell'atrio, e spaccò l'abitacolo e schiacciò il Cacciatore.
Saltò sopra il rottame e cozzò contro il portone, e eruppe in Piazza Duomo terrorizzata e trasecolata. Le centinaia di volti lividi esterrefatti, le vapormobili, i triciclisti, le signore svenute, le girarono tutt'attorno in una giostra di grida, la accecò il caleidoscopio dei lampioni e dei fanali, delle lampade e le finestre e di insegne di caffè; la assordarono i clacson: Clara svuotò quel poco che le restava negli intestini sulle natiche del golem già abbastanza schifose.
Guardò un'altra volta all'ingresso del Palazzo: e sperò che Caterina, che l'Arciduca o Radetzky le riapparissero inferociti con l'armi in pugno all'assalto; non s'arrendessero all'abominio! Morse, e graffiò, nella sostanza del golem:
«Lasciami!», strillava, «se ci fosse il papà!...»
Epperò, da quell'androne violato, che ancora era incendiato dallo scontro con i Krupp, non uscirono il Maresciallo o Ranieri all'inseguimento; né i soldati della reggia già abbattuti dall'essere; né Beltramini né la vichinga né...
Era sola! Rapita!
Il golem si infilò in un incrocio di vicoli, fracassò staccionate, lamiere e paratie di un oscuro labirinto fra gli edifici del centro. Percorsero mezz'ora di sporcizia e di abbandono, e si ingobbirono al basculante d'un desolato garage.
Un'anonima vapormobile, coi finestrini oscurati, spalancò una portiera in un invito a raggiungerla.
Il golem si accostò alla vettura: Clara si accorse che da demonio di distruzione s'era fatto, tutt'un tratto, tremebondo ed ossequioso; quel timore degli agnelli che si accodano al macello. Si inchinò alla portiera, riluttante, e devoto, e alla buon'ora la liberò dalla stretta; la costrinse ad accomodarsi in una soffice oscurità.
Nigra le ammiccò in un cordiale benvenuto: gli occhi, il sorriso, il fascino del giovane le smorzarono la rabbia e l'imporporarono di imbarazzo.
Ohilà. Ché non era un rapimento mica male... Non la aveva dimenticata, dall'avventura in Romagna!
«... buonasera avvocato...», balbettò tutt'elettrica. Si rese conto d'essere sozza e arruffata con gli abiti gualciti da un guardaroba di un inferiore, ohgggesù; aveva addosso quegli straccetti da cameriera umidi inzaccherati dagli umori del golem. E chissà che non un foro di proiettile.
Ma insomma: componiti!
Si trattava, in fin dei conti, di un infido piemontese: inghiottì di vergogna, ricordandosi di papà! Gli strillò contro tutti gli insulti che conosceva, gli arrossò quel volto bello da artista d'un ceffone dovuto; lo accusò gli ruppe i timpani di villania e di codardia.
Dalle tenebre di cuoio dei sedili dei passeggeri le affiorò la faccia pallida e grassoccia di un altro uomo:
«È questa, la ragazzina che ci interessa?»
Quella voce cattiva nella mente e del golem!
L'avvocato annuì. L'altro si affacciò dallo sportello del vapormobile, schioccò le dita candide, macchiate di argento, e il mostro si inchinò e gli offrì la fronte. Lui grattò l'aleph dalla scritta in ebraico: l'abominio si sgretolò sul selciato, e appuzzò tutto il vicolo d'un fetore cimiteriale. I liquidi, il fango, le insopportabili parti molli, gocciolarono fumanti in un tombino discosto.
Serrarono gli sportelli e bussarono a cassetta: partirono. Le tendine di panno le occultarono per dove.
Clara non smetteva di dare in escandescenze: Nigra la supplicava di stare buona, di non gridare; ché non le avrebbero fatto male e che le avrebbero spiegato tutto.
Quell'uomo le premette un fazzoletto sui labbri: un odore clorato le bruciò le narici. Gli occhi le s'offuscarono di girelle colorate, le si sciolse il cervello; sprofondò, tutt'un tratto, in un abisso di sonno.

venerdì 15 agosto 2014

Verrà l'Autunno

Al giro di boa di ferragosto, quando i giorni volgono all'autunno, qualche anticipo sulle prossime uscite.

Sabato 30 Agosto p.v. alle ore 17.00, nell'ambito della manifestazione Pesaro Comics & Games, terrò un incontro dedicato alla "sceneggiatura tra cinema, televisione e comic", per una panoramica sugli strumenti narrativi propri della scrittura per il cinema e il video, con incursioni nello script per il fumetto e nell'ambito dello storytelling. L'incontro è propedeutico a corsi di sceneggiatura che terrò da ottobre per conto di ArteM - Associazione Culturale della Provincia di Pesaro e Urbino.


Settembre: è già pronta per i tipi di Imperium una nuova antologia di SF distopica: cinque storie alla luce del what if dall'anno 0 alla fine del millennio. Ho già la sinossi e addirittura la copertina (magnifica, credetemi! E firmata da un vero artista!), ma siccome sono un blogger cattivo non saprete nient'altro che fra due-tre settimane.

Inverno 2014 - Primavera 2015: non so ancora per che editore, ma è tempo ormai che atterri sui webstore il romanzo di Eleanor Cole delle Galassie Orientali. Seguirà il romanzo breve di Anatoliy Volkov (Imperium).

Clara Horbiger sarà un esperimento: uscirà nell'arco di due anni in quattro volumi di circa 80 pagine ognuno. Clara Horbiger e l'Invasione dei Seleniti; Clara Horbiger e la Battaglia di Padova; Clara Horbiger e la Cripta Meccanica; Clara Horbiger e il Destino di un Regno. Qui sul blog troverete le solite anteprime.

State allerta!